Da "Il pellegrinaggio del piccolo Aroldo"

 

Traduzione in italiano

 

 


Il Ponte dei Sospiri
visto dal Ponte della paglia

 

 

 

 

Canto Quarto.

I.

Stetti a Venezia sul Ponte dei Sospiri
da una parte un palazzo, dall’altra una prigione.
Vidi i suoi edifizi sorgere dalle onde
come al tocco della bacchetta del mago;
mille anni stendono attorno a me
le loro ali nebulose, ed una gloria morente sorride
sui tempi lontani allorché tante terre soggette
volgevano lo sguardo verso le marmoree moli dell’alato Leone.
ove Venezia sedeva nella sua pompa, troneggiante sulle sue cento isole!

II.

Essa sembra una Cibele marina, emergente fresca dall’Oceano
col suo diadema di orgogliose Torri
nella diafana lontananza, con maestoso incesso,
Signora delle acque e della loro potenza:
e tale essa fu; - le sue figlie ebbero le loro doti
dalle spoglie di altre nazioni, e l’inesauribile Oriente
riversò sul suo grembo tutte gemme in corruscanti piogge.
essa era ammalata di porpora, e monarchi presero
parte alle sue feste, e ne credettero aumentata la loro dignità.

III.

A Venezia gli echi di tasso sono svaniti,
ed il gondoliere, senza canto, voga silenzioso,
i suoi palazzi si sgretolano sulla riva,
e non sempre ora la musica colpisce l’orecchio :
quei giorni non sono più- ma la Bellezza è ancora presente;
cadono gli Stati, le Arti intristiscono ma la Natura non muore,
né dimentica quanto Venezia le fosse cara una volta,
una volta il piacevole ritrovo di ogni Allegria,
la festa universale, il Carnevale d’Italia!

 

Commento critico in lingua originale

In this passage Byron describes Venice and with his great imagination tells us about its origins. He affirms that Venice rose from the waves if by magic.
The poet exults the artistic beauty and the might of Venice during the Serenissima, and says that, even though these days have gone, its magnificence is still present.
Byron speaks about Venice as if it were an immortal creature trasforming his poetry into a harmonious melody recalling past times.

 

Commento critico in italiano

In questo passo Byron descrive Venezia e con la sua fervida immaginazione ne racconta le origini. Egli afferma che la città è sorta dall'acqua come per magia.
Il poeta esalta la bellezza artistica e la potenza di Venezia durante la Serenissima ed afferma che anche se questi giorni sono trascorsi, la sua magnificenza è ancora presente.
Byron parla di Venezia come se fosse una creatura immortale, trasformando la sua poesia in un'armoniosa melodia che echeggia ricordando il tempo che fu.