| PROGETTO: IL 900. I GIOVANI E LA MEMORIA
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Fascicolo II | ||||||
| INDICE
Epilogo del diario di Anna Frank I diari di Anna Frank Bibliografia essenziale
Illustrazioni e documenti tratti da: Anne Frank DIARIO - edizione integrale, 1999 e Simon Wiesenthal "Gli assassini sono tra noi", 1967 |
Anna Frank
EPILOGO DEL DIARIO DI ANNA FRANK ( da Gli assassini sono tra noi, 1967 ) Il 1° agosto 1944, una ragazza di quindici anni, di nome Anna Frank, che per due anni si era sottratta alle ricerche della Gestapo, nascondendosi con la famiglia e alcuni amici in una soffitta di Amsterdam, confidava al suo diario: ... Non lo sopporto, quando si occupano di me in questo modo, divento prima impertinente, poi triste e infine rovescio un'altra volta il mio cuore, volgendo in fuori il lato cattivo, in dentro il lato buono, e cerco un mezzo per diventare come vorrei essere e come potrei essere se... non ci fossero altri uomini al mondo. Queste furono le ultime parole che Anna Frank scrisse nel suo diario. Tre giorni dopo, risuonarono alla porta quei colpi che gli occupanti della soffitta avevano temuto per anni. La porta venne sfondata e cinque uomini con uniformi tedesche entrarono, guidati da un SS-Unterscharführer. Una spia olandese aveva passato loro linformazione. Gli occupanti della soffitta - Anna Frank con il padre, la madre e la sorella, un'altra coppia con il figlio e un dentista - furono arrestati e inviati nei campi di concentramento. Solo uno di loro sopravvisse: Otto Frank, padre di Anna, che oggi vive vicino a Basilea, in Svizzera, e che in seguito raccontò al mondo ciò che era accaduto quella mattina. " La SS prese una borsa e mi chiese se contenesse dei gioielli. Risposi che c'erano solo dei documenti. Gettò per terra le carte e il diario di Anna, e ripose nella sua borsa 1a nostra argenteria e un candeliere a sette bracci. Se si fosse preso anche il diario, nessuno avrebbe mai sentito parlare di mia figlia. " Anna Frank morì nel campo di concentramento di Bergen-Belsen nel marzo 1945. Un anno più tardi, suo padre tornò nella soffitta della casa di Amsterdam. Il diario era ancora per terra, dove lo aveva gettato la SS. " Il Diario di Anna Frank " turbò la coscienza del mondo civile. Era la storia di una qualsiasi ragazza che scriveva dei suoi piccoli problemi personali (" Mammà qualche volta mi tratta come se fossi una bambina, e io non riesco a sopportarlo ") sullo sfondo di una esistenza oppressa dalla minaccia del terrore (" Ho proprio paura che ci scopriranno e ci uccideranno "). Il " Diario " fu tradotto in trentadue lingue, ne venne tratto un lavoro teatrale e in seguito un film. Commosse il cuore di milioni di persone, soprattutto dei giovani. Oggi molti giovani tedeschi si recano ogni anno a Bergen-Belsen a pregare per Anna Frank. Una sera dell'ottobre 1958, alle nove e mezzo, un amico mi telefonò a casa, a Linz; era tutto eccitato e mi chiese se potevo correre subito al Landestheater. Una rappresentazione del " Diario di Anna Frank " era stata interrotta da dimostrazioni antisemite. Gruppi di giovani, la maggior parte dei quali fra i quindici e i diciassette anni, si erano messi a gridare: "Traditori! Lacchè! Imbroglioni! " Altri urlavano e fischiavano. Vennero accese le luci e dalla galleria i giovani dimostranti fecero piovere sulla platea dei volantini. Coloro che li raccolsero lessero queste parole:
Venne chiamata la polizia, che prese i nomi di parecchi dimostranti, tutti studenti delle scuole medie locali. Poi la rappresentazione potè continuare. Quando arrivai al Landestheater, il lavoro era appena finito ma c'era ancora molto fermento. Due auto della polizia erano ferme davanti al teatro e c'erano dei capannelli di giovani accalorati a discutere sull'incidente. Mi misi ad ascoltare. L'opinione generale era che i dimostranti avevano ragione e che tutta quella storia di Anna Frank era un imbroglio. Per fortuna, c'era qualcuno che aveva il fegato di dire a quegli ebrei che cosa pensava di loro. Molti di quei giovani non erano ancora nati quando Anna Frank era andata alla morte... ( ... ) La mattina dopo mi recai alla polizia per vedere i nomi dei giovani arrestati. Non fu facile: avevano amici potenti, e i loro genitori volevano mettere a tacere la cosa. Dopo tutto, dicevano, non era successo nulla di grave: era stata solo una chiassata da ragazzi. Mi fu detto che i nomi degli studenti sarebbero stati trasmessi alle rispettive scuole per i provvedimenti del caso. Ma nessuno di loro fu punito. A parer mio, quello che contava non erano i ragazzi di Linz, ma ben altro. Alcune settimane prima, un insegnante di una scuola media di Lubecca, Lothar Stielau, aveva dichiarato pubblicamente che il diario di Anna Frank era un falso ed stato querelato dal padre della ragazza . ( ... ) I disordini di Linz mi parvero più gravi perchè erano sintomatici di uno stato di cose riprovevole. Quei giovani ... non erano colpevoli, ma lo erano i loro genitori e i loro insegnanti. Gli adulti cercavano di avvelenare gli animi della giovane generazione perchè volevano giustificare il loro dubbio passato. ( ... ) Ci sono i colpevoli (... ). Ci sono i complici ( ... ). Ci sono poi gli innocenti. Io credo che sia assolutamente necessario separare gli innocenti dagli altri. La giovane generazione è innocente. ( ... ) Alcuni giorni dopo le dimostrazioni di Linz, tenni una conferenza sul neo-nazismo nei locali dell'archidiocesi di Vienna. La discussione che seguì durò fino alle due di mattina. Un professore riferì un episodio che era capitato a un suo amico, un prete che insegnava religione al Gymnasium di Wels, Austria Superiore, non lontano da Linz. Il prete stava parlando delle atrocità naziste a Mauthausen, quando uno degli studenti si alzò. " Padre, è inutile che ci parli di queste cose. Noi sappiamo che le camere a gas di Mauthausen servivano solo per disinfettare gli indumenti. " Il prete sobbalzò. " Ma avete visto i documenti, le fotografie. Avete visto i cadaveri. " " Fatti di cartapesta, " disse il ragazzo. " è tutta abile propaganda per fare apparire colpevoli i nazisti. " " Chi lo dice? " " Lo sanno tutti. Mio padre potrebbe dirle un sacco di cose su queste faccende. " ( ) Due giorni dopo l'incidente del Landestheater, mi trovavo con un amico in un caffè di Linz. Tutti parlavano di quell'avvenimento. ( ) Un gruppo di studenti del Gymnasium era seduto ad un tavolino accanto a noi. Il mio amico si rivolse a un ragazzo di cui conosceva bene i genitori. " Fritz, c'eri anche tu a teatro durante le dimostrazioni? " " Purtroppo no, ma c'erano alcuni miei compagni di classe. Due sono stati anche arrestati, " disse Fritz tutto orgoglioso. " Che cosa ne pensi? " chiese il mio amico. " Be'... è semplice. Non c'è nessuna prova che Anna Frank sia davvero vissuta. " " E il diario? " intervenni io. " Il diario può essere un abile falso.Senza dubbio, non prova che Anna Frank sia esistita. " " E seppellita in una fossa comune a Bergen-Belsen " Fritz scosse le spalle. " Non cè nessuna prova." Una prova. Bisognava presentare una prova ... una prova inconfutabile che potesse convincere quei giovani scettici. ( ... ) Mi venne in mente una cosa: " Giovanotto," dissi, " se potessimo dimostrarti che Anna Frank è esistita, ammetteresti lautenticità del diario? " Fritz mi guardò e disse: " E come farà a dimostrarlo? " " Suo padre è ancora vivo " " Questo non dimostra nulla." " Aspetta un momento. Suo padre disse alle autorità che fu la Gestapo ad arrestarli. " " Si, " disse il ragazzo con una certa impazienza, " Lo sappiamo, lo sappiamo. " " Supponi che si trovi lufficiale della Gestapo che arrestò Anna Frank. Questa la considereresti una prova valida? " Sembrò colpito. " Sì, " disse alla fine molto a malincuore. " Se quel tale lo ammettesse spontaneamente." Era semplice: dovevo trovare l'uomo che aveva arrestato Anna Frank quattordici anni prima. Decine di migliaia di persone erano state rastrellate in tutta Europa da sconosciuti ( ... )... Anche al campo di concentramento, non sempre sapevamo i nomi dei nostri aguzzini. Essi si rendevano conto delle possibili conseguenze e cercavano di mascherare la loro identità. Si può dire che non ci fosse alcun indizio. Il diario terminava bruscamente con l'arresto di Anna Frank. Il padre di Anna, Otto Frank, era il titolare della ditta di esportazioni Kolen & Co. Quando i nazisti confiscarono le proprietà ebree in Olanda, un impiegato olandese della Kolen & Co., di nome Paul Kraler, aveva assunto la gestione fiduciaria dell'azienda. Kraler aveva aiutato i Frank a nascondersi nella soffitta dell'edificio in Prinzengracht dove la ditta aveva gli uffici. In una appendice al " Diario ", Kraler ricordò che dopo l'arresto dei Frank egli aveva cercato di intercedere per loro presso il comando della Gestapo ad Amsterdam. Aveva parlato con l'ufficiale che aveva arrestato la famiglia, una SS viennese che, diceva Kraler, si chiamava "Silvernagl" . Il suo intervento non aveva avuto successo. Il racconto di Kraler provocò ironici commenti fra i nazisti austriaci. Era noto a tutti che il nome "Silvernagl" non esisteva in Austria... un'altra prova che la storia di Anna Frank era un falso. Avevo ben poco su cui basarmi. Sapevo che la SS era viennese o comunque austriaca. ( ) Inoltre, doveva trattarsi di una SS non di grado elevato, poichè il suo compito era quello di arrestare la gente. Questo restringeva il campo d'indagine. La "v" del cognome "Silvernagl" era dovuta probabilmente a un errore di Kraler : la grafia esatta poteva essere "Silbernagel" , che è un cognome abbastanza diffuso in Austria. Sull'elenco telefonico di Vienna c'erano sette Silbernagel e circa un altro centinaio erano registrati in diverse città. Il nome era anche molto diffuso nelle province della Carinzia e del Burgenland. Se almeno avessi saputo il nome di battesimo di quell'uomo! Continuai le ricerche. Fra tutti i Silbernagel, doveva essercene uno che aveva ricoperto un grado non elevato nelle SS durante la guerra e che aveva prestato servizio in Olanda con la Gestapo. Feci indagini su tutti i nominativi cancellandoli ad uno ad uno. Le voci venivano setacciate, i fatti controllati. Era un lavoro lungo e noioso e dovevo essere estremamente cauto. Se compromettevo un innocente, avrei potuto essere querelato per diffamazione. Quando la polizia vuole trovare un automobilista che ha commesso una grave infrazione, ferma tutte le auto e chiede ai conducenti la patente, e nessuno osa protestare. Ma io non potevo farlo. Scoprii otto uomini che si chiamavano Silbernagel e che erano stati membri del partito nazista o delle SS e che avevano l'età giusta. Uno di loro, un ex Obersturmführer (un grado elevato, che escludeva automaticamente questo individuo dalla mia lista), non era comunque mai stato in Olanda. Chiesi a un amico di mettersi in contatto con detective privati e con agenzie d'investigazione. Il mio amico disse a ciascun investigatore di aver ricevuto una richiesta di credito da un tale di nome Silbernagel: naturalmente, sempre un Silbernagel diverso. Aggiunse che voleva controllare il passato dell'individuo in questione durante il regime nazista. Ottenemmo molte informazioni, ma nessuna tale da condurci all'uomo che cercavamo. Una volta chiesi ad una banca informazioni su un uomo di nome Silbernagel. Le banche sono molto scrupolose, ma ancora una volta il risultato fu negativo. Trovammo altri due Silbernagel che erano stati nazisti... ma non si può dire che fosse una scoperta sensazionale. Stavo per abbandonare le ricerche ( ) Nel 1963 fui invitato a parlare alla televisione olandese. Ad Amsterdam mi recai a visitare la casa di Anna Frank, oggi museo, e toccai le mura che la ragazza aveva toccato. Parlai con il custode della casa, il quale mi disse che spesso aveva pensato all'uomo che si era portato via la ragazza e la sua famiglia. Nessuno aveva la minima idea di chi fosse stato. Aveva domandato in giro, ma tutti si erano stretti nelle spalle. " Diciannove anni sono molti, " mi disse. " Mi sembra una ricerca senza speranza. " " Nulla è mai senza speranza, " gli risposi. " Immagini che riesca a trovare la SS che la arrestò e che costui confessi di aver eseguito quell'arresto. " L'uomo mi gettò un'occhiata penetrante. " In tal caso, lei avrebbe scritto l'epilogo mancante del diario di Anna Frank. " Per un po' pensai di andare a trovare Otto Frank, il padre di Anna. Forse ricordava l'uomo che era andato ad arrestarli la mattina del 4 agosto 1944. Forse sarebbe stato capace di descrivermelo. Anche un minimo indizio sarebbe servito. In tutti quegli anni quell'uomo doveva essere cambiato... ma era probabile che qualcosa potesse farcelo riconoscere. Non mi misi in contatto con il signor Frank. Devo confessare che non fui mosso dal desiderio di non turbare quell'uomo che aveva già sofferto tanto, di non costringerlo a frugare di nuovo fra i suoi ricordi. C'era un'altra ragione. Se il signor Frank mi avesse chiesto di non farne nulla? Avrei potuto accogliere la sua richiesta? Avevo già conosciuto altre persone che non volevano che cercassi coloro che avevano ucciso i loro padri, le loro madri, i loro figli. Dicevano che non avrebbero potuto sopportarlo. Mi chiedevano: " A che serve, signor Wiesenthal? Lei non può resuscitare i morti. Può solo far soffrire i superstiti. " Stavo ancora riflettendo sul da farsi, quando lessi sui giornali che il signor Frank, ad una riunione in Germania, aveva parlato a favore del perdono e della riconciliazione. I giornali tedeschi lodavano la sua magnanimità e tolleranza. Rispetto il punto di vista di Otto Frank. Egli ha dimostrato di possedere i principi morali di un uomo che non si limita a predicare il perdono, ma che lo pratica. La sua coscienza gli permette di perdonare. La mia coscienza mi costringe a portare i colpevoli davanti al tribunale. ( ) Qualche tempo dopo, degli amici olandesi mi dissero che il nome della SS che cercavo poteva essere non "Silbernagel" ma "Silbertaler". A Vienna, prima della guerra, c'erano stati diversi "Silbertaler", ma erano ebrei ed erano scomparsi tutti. In Austria scovai tre Silbertaler: risultarono tutti fuori discussione. Cominciai a rendermi conto dell'estrema difficoltà di riuscire a trovare il solo testimone di cui avessi bisogno. Cominciai addirittura a chiedermi se questo testimone fosse ancora vivo. Durante la mia successiva visita ad Amsterdam, mi capitò di parlare con due amici che conoscevano a fondo il caso di Anna Frank. Questi amici erano Ben A. Sijes, dell'Istituto Olandese per la Documentazione di Guerra, e Taconis, alto funzionario della polizia olandese. Nel corso della nostra conversazione vennero fatti molti nomi: quelli degli alti ufficiali delle SS Wilhelm Harster, Alfons Wemer, Willy Zoepf, Gertrud Slottke, e di altri che avevano lavorato per Eichmann . Nel nostro lavoro, un criminale conduce ad un altro. C'erano sempre nuovi indizi, nuovi nomi che non conoscevo. Quando fui sul punto di andarmene, Taconis sorridendo mi disse che aveva da darmi una " lettura per il viaggio " . Mi portò una copia fotostatica dell'elenco telefonico per il 1943 della Gestapo in Olanda. C'erano elencati circa trecento nomi. " Se lo legga sull'aereo, " mi disse. " La terrà sveglia. " " Al contrario. La lettura di un elenco telefonico mi fa un effetto soporifero. Quando sono in viaggio, di solito la sera in albergo mi metto a leggere l'elenco telefonico e il sonno mi viene infallibilmente.! " Il volo fino a Vienna durava circa due ore. Mi sistemai nella mia poltrona e mi misi a
scorrere l'elenco della Gestapo. Ero mezzo addormentato, quando arrivai alla pagina
intestata " IV, Sonderkommando".
Mi svegliai di colpo. La Sezione "IV B 4" si era occupata del rastrellamento e del trasporto degli ebrei nei campi di sterminio. Se qualcuno in Olanda avesse denunciato alla Gestapo degli ebrei che si nascondevano, la denuncia sarebbe inevitabilmente arrivata alla Sezione "IV B 4" di Amsterdam. D'un tratto mi parve che l'aeroplano fosse lentissimo. Non vedevo l'ora di arrivare a Vienna. Sapevo che la maggior parte dei membri della Sezione "IV B 4" erano stati reclutati fra le forze di polizia in Germania e in Austria, in particolar modo nella Kriminalpolizei (polizia investigativa). Tornato a casa, prima ancora di togliermi il soprabito, aprii l'elenco di Vienna. Il cuore mi saltò in gola. C'erano circa una dozzina di Silberbauer. Probabilmente, ce n'erano altrettanti negli elenchi delle altre città austriache. Se volevo indagare su ciascuno di essi come avevo fatto in precedenza per i Silbernagel e per i Silbertaler, mi ci sarebbero voluti degli anni. Avevo raggiunto una fase in cui era necessario procedere per deduzioni. Non potevo fare indagini su ogni persona che si chiamasse Silberbauer. Decisi di cercare una persona con quel nome che avesse lavorato (o lavorasse ancora) per la polizia di Vienna. Era come risolvere un'equazione con molte incognite servendosi di un solo fattore noto. Telefonai al Polizeirat dottor Josef Wiesinger, capo della Sezione II C del Ministero degli Interni, che si occupa dei crimini nazisti. Wiesinger mi ha spesso aiutato nelle mie indagini. Gli dissi - forse con eccessiva fiducia -che avevo trovato l'agente della Gestapo che aveva arrestato Anna Frank. " È un poliziotto viennese di nome Silberbauer, " dissi. Wiesinger non sospettò il bluff. " Qual è il nome di battesimo? " " Non lo so. " " Ci saranno per lo meno sei Silberbauer nella polizia di Vienna, " mi rispose. " Qual è il vostro uomo? " "Non dovrebbe essere difficile scoprirlo. Dovrete solo dare un'occhiata al loro stato di servizio. Voglio l'uomo che faceva parte della Sezione IV B 4 ad Amsterdam nell'agosto 1944. " " Ma si tratta di diciannove anni fa, " replicò Wiesinger piuttosto scettico. " La vostra documentazione non arriva forse a quell'epoca? " . " Va bene, " disse. " Presenti una richiesta scritta al mio ufficio. " Il 2 giugno 1963 spedii un rapporto dettagliato. Passarono diverse settimane. In luglio, quando andai a trovare Wiesinger per altre faccende, gli chiesi di nuovo notizie di Silberbauer. Mi rispose che le pratiche di tutti i poliziotti di nome Silberbauer erano " ancora all'esame ". In settembre, quando tornai dalle vacanze, mi recai di nuovo da lui. Mi sentii dire che " fino ad ora non è emerso nulla di positivo ". Il 15 ottobre, arrivarono da Amsterdam Sijes e Taconis, che dovevano discutere con me diversi casi di crimini di guerra commessi in Olanda. Andammo a trovare il dottor Wiesinger. Ancora una volta gli chiesi notizie di Silberbauer. I miei amici olandesi, gli dissi, desidererebbero sapere qualcosa. " Mi dispiace, " rispose il dottor Wiesinger. " Non siamo ancora in grado di dir nulla. " Notai che c'era una sfumatura d'incertezza nella sua voce, ma l'attribuii a nervosismo o a stanchezza. Avevo torto. La mattina dell'11 novembre, il giornale Volksstimme ( ) uscì con una notizia sensazionale. L'ispettore Karl Silberbauer, della polizia di Vienna, era stato sospeso, " in attesa di accertamenti e di una eventuale incriminazione ", per il ruolo da lui sostenuto nel caso di Anna Frank. ( ... ) Telefonai subito al dottor Wiesinger e lo sentii molto imbarazzato. " Naturalmente avremmo preferito che questa storia fosse stata rivelata da lei ... Ma come potevamo sapere che Silberbauer avrebbe parlato? Pensavamo che avrebbe tenuto la bocca chiusa. " Io però decisi di non tenere chiusa la mia. Telefonai al direttore di un giornale olandese ad Amsterdam e gli raccontai tutta la storia. La notizia andò sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Ricevetti più telegrammi e lettere che dopo la cattura di Eichmann. Fui anche intervistato dalla radio e dalla televisione. Paul Kraler, che ora si trova in Canada, fece sapere al mondo quale fosse stata la vita dei Frank in quella soffitta. In Svizzera, il signor Frank dichiarò di aver sempre saputo che l'agente della Gestapo che li aveva arrestati si chiamava Silberbauer. Tutti erano eccitati, tranne le autorità austriache, le quali dicevano di non capire " la ragione di tutto quel chiasso " (come mi disse un alto funzionario). I giornalisti volevano intervistare Silberbauer, ma il ministro degli Interni si rifiutò di dare alla stampa le foto di Silberbauer e cercò di tenerlo isolato. Io non mi attenni a questa linea di condotta. Diedi l'indirizzo di Silberbauer a un giornalista olandese, perchè pensai che gli olandesi avessero per lo meno diritto a un'intervista in esclusiva. Quando il giornalista andò a parlare con Silberbauer, trovò il nostro ispettore di polizia (il penultimo grado nella gerarchia della polizia austriaca) molto di malumore. Disse di essere stato silurato. " Perchè prendersela con me dopo tanti anni? Io ho fatto solo il mio dovere. Avevamo appena comprato dei mobili nuovi a rate, e adesso mi hanno sospeso dal servizio. Come farò a pagare i mobili? " " Non sente dispiacere per quello che ha fatto? " gli chiese il giornalista. " Certo, che sento dispiacere. A volte mi sento proprio umiliato. Ora, ogni volta che prendo il tram devo pagare il biglietto, come chiunque altro. Non passo più mostrare la mia tessera. " " E Anna Frank? Ha letto il suo diario? " Silberbauer si strinse nelle spalle. " L'ho comprato la settimana scorsa per vedere se si parla di me. Ma il mio nome non c'è. " " Milioni di persone, " disse il giornalista, " hanno letto il diario prima di lei. E pensare che lei avrebbe potuto essere il primo a leggerlo. " Silberbauer lo guardò sorpreso. " È vero. Non ci avevo mai pensato. Forse non avrei dovuto lasciarlo per terra. " Se lo avesse fatto, nessuno avrebbe mai sentito parlare di lui... né di Anna Frank. Quando, il 15 ottobre, il dottor Wiesinger mi aveva detto: " Non siamo ancora in grado di dir nulla " , sapeva già che l'ispettore Karl Silberbauer, in servizio presso il Comando del Primo Distretto di Polizia, aveva ammesso di aver comandato la squadra della Gestapo e di avere arrestato personalmente Anna Frank e gli altri in quella soffitta di Amsterdam la mattina del 4 agosto 1944. Chiesi al dottor Wiesinger perchè mi avesse tenuto nascosta questa notizia. Mi disse di aver ricevuto "ordini dall'alto" di tener segreta la faccenda. Dopo la capitolazione della Germania, Silberbauer era fuggito dall'Olanda ed era tornato a Vienna. Poichè aveva lasciato la polizia viennese nel 1943 per arruolarsi nelle SS, nel 1952 dovette sottoporsi a un procedimento di "denazificazione" . Non gli venne mosso alcun addebito e fu reintegrato nel servizio con il grado di ispettore. Per un mese, dopo che Silberbauer aveva confessato, i suoi superiori non fecero nulla.Il 4 ottobre fu sospeso dal servizio e gli fu ordinato di non dire una sola parola dell'intera faccenda fino a che non si fosse conclusa l'inchiesta. Un mese dopo, si lamentò con un collega di avere avuto " dei fastidi a causa di quella Anna Frank ". Il collega ( ... ) riferì la storia allorganizzazione comunista degli ex internati nei campi di concentramento ( ... ) ... L11 novembre, la Volksstimme faceva scoppiare la bomba. Le autorità austriache non trovarono alcuna prova che Silberbauer fosse colpevole della deportazione dei Frank. Un portavoce del Ministero degli Interni disse che l'arresto di Anna Frank " non comportava l'arresto di Silberbauer o la sua incriminazione per crimini di guerra ". Silberbauer si era limitato ad obbedire agli ordini. Furono prese delle misure disciplinari perchè non aveva dichiarato al consiglio di denazificazione di aver lavorato con la Sezione degli Affari Ebraici della Gestapo in Olanda. Il signor Frank, quando venne invitato a deporre, disse che colui che lo aveva arrestato aveva " fatto solo il suo dovere e si era comportato in modo corretto ". " La sola cosa che chiedo è che non mi si faccia rivedere quell'uomo, " disse il padre di Anna Frank. Il consiglio di disciplina della polizia assolse Silberbauer da ogni addebito. Oggi, egli ha ripreso servizio nella polizia viennese e lavora all'Erkennungsamt (Ufficio Identificazione). Dirò fra parentesi che, durante tutti quegli anni in cui io lo stavo cercando, Silberbauer lavorava al comando di polizia, che si trova a dieci minuti di strada dal mio ufficio. ( Gli assassini sono tra noi, trad. G.Brunacci, Milano, Garzanti, 1967 )
Vari autori si sono sforzati di dimostrare 1'inautenticità del "Diario". Da un punto di vista puramente storico, nessuno ha mai pensato di considerarlo come un documento che provasse l'esistenza dei campi di sterminio o delle camere a gas, e ciò per il semplice motivo che, come è noto, Anna Frank redasse i suoi diari durante gli anni nell'Alloggio segreto, ad Amsterdam. Studiosi come Faurisson, Felderer, Harwood, Butz e altri, tendono a screditare questo testo per l'impatto emotivo che esso ha sempre avuto sui lettori di tutto il mondo, dal 1947 in poi. Attraverso l'insinuazione del dubbio circa l'autenticità di questo documento-simbolo sperano di estendere l'atteggiamento diffidente a ogni altro aspetto della storia della seconda guerra mondiale, camere a gas comprese. I diari di Anna Frank costituiscono un buon esempio di testo divenuto quasi sacro per la nostra cultura per via del suo valore documentario unito alla qualità della sua scrittura e alle nostre conoscenze sulla vicenda biografica successiva della sua autrice. Al contrario, interpreti come Faurisson avvertono il bisogno di gettare ombre sulla storia di ogni testo che la nostra cultura ritiene degno di un interesse privilegiato (ad es., la Divina Commedia, o Shakespeare ). I diari sono a metà strada tra un documento storiografico e un testo letterario. Chi scrive un diario può essere mosso da due esigenze, per certi versi opposte ma non per questo inconciliabili tra loro: da un lato, può cercare un canale di espressione della propria intimità segreta; dall'altro, può voler lasciare una testimonianza della propria esistenza al resto della collettività, presente o futura (in questo caso il diario si avvicina al genere dell'autobiografia). Nella scrittura diaristica può accadere che le diverse modalità comunicative (autoespressiva e documentaria) si trovino intrecciate in vario modo.E quanto risulta evidente nei diari di Anna Frank: il motivo di questa commistione di tipi va ricercato nella storia stessa della stesura del "Diario": nato come "luogo segreto in cui ritrovarsi sola e in silenzio con se stessa", esso allarga man mano la cerchia del suo pubblico previsto, in particolare dopo che Anna decide di accogliere l'appello diffuso da Radio Orange agli olandesi di conservare le memorie scritte della persecuzione nazista in vista di una loro eventuale pubblicazione nel dopoguerra. Ciò ha suggerito l'obiezione di Arthur Butz (1976 ): a riprova dell'inautenticità vi sarebbe il fatto - che Butz avverte come innaturale che già a pagina 2 la ragazza tredicenne si senta in dovere di giustificare la sua scelta di scrivere un diario, per poi passare a una breve esposizione della storia della famiglia Frank e delle leggi razziali del 1940. Tra laltro, nella seconda stesura del diario, redatta dall'autrice a partire dal 1944, simili elementi vengono accentuati. La storia dei diari di Anna Frank (edizione critica integrale a cura di Gerrold van der Stroom e David Barnouw ). È più corretto parlare di diari al plurale, perché ce ne sono pervenute due versioni entrambe incomplete, curate da Anna stessa. Inoltre parenti, amici, traduttori ed editori misero mano ai testi originali nel dopoguerra. Ha inizio il 12 giugno 1942, quando Anna ha tredici anni, la prima stesura di tre quaderni che coprono i periodi che vanno dal 12.6.1942 al 5.12.1942, dal 22.12.1943 al 17.4.1944 e dal 17.4.1944 al1'1.8.1944. Come si vede, rimane scoperto il 1943, corrispondente a materiale andato perduto. La seconda redazione dei diari viene intrapresa dall'autrice, ora quindicenne, a partire dal maggio 1944, poche settimane dopo il citato appello lanciato da Radio Orange (28.3.1944). Da quel momento in poi, Anna lavora contemporaneamente sul suo diario personale (D1) e sulla sua revisione ai fini di un'eventuale pubblicazione (D2). La seconda redazione copre il periodo che va dal 20.6.1942 al 29.3.1944. Anna era arrivata a questo punto nella sua revisione quando la polizia fece irruzione nell'Alloggio segreto nell'agosto 1944: nessuna delle due redazioni è completa. Rispetto alla prima stesura, la seconda presenta i seguenti cambiamenti: impiego di pseudonimi per designare i protagonisti delle vicende raccontate; tagli e cuciture; riscritture di alcuni brani; fusioni di racconti scritti sotto date differenti in un unico testo; la funzione documentaria guadagna terreno, è maggiore la precisione stilistica, seleziona i contenuti da conservare o da sviluppare, in vista della possibilità che a leggerlo in futuro vi saranno altre persone. Allo stesso tempo, tuttavia, Anna impiega il suo diario per valutare la propria maturazione, o ripensare "alle ore vissute". Ad esempio, nel passaggio del 2.1.1944 in D2, si rimprovera di avere scritto in passato cose troppo dure contro sua madre e cerca di comprendere i motivi del suo precedente astio nei suoi confronti. Si capisce dunque come la struttura dei diari sia tutt'altro che lineare e come manchi una coerenza totale.La presenza di eventuali contraddizioni all'interno del testo di per sé non è il frutto di una falsificazione storico-letteraria, e non è sufficiente per confutarne l'autenticità - semmai la conferma. La storia dei diari di Anna non termina con la loro rielaborazione per mano dell'autrice stessa. Dopo la fine della guerra, suo padre Otto Frank ritorna ad Amsterdam e Miep Gies, la donna che aveva aiutato la famiglia Frank durante il periodo della clandestinità, gli consegna i manoscritti trovati nell'appartamento dopo l'arresto dei clandestini. Uno o più quaderni erano andati irrimediabilmente perduti. Dopo averli letti, Otto Frank decide di farne una copia, perduta, per i parenti e gli amici sopravvissuti. Inoltre, prepara una seconda copia dattiloscritta (D3), tuttora consultabile. Sappiamo dalle dichiarazioni del signor Frank che i criteri che lo guidarono nella sua opera di riscrittura miravano a mantenere intatto ciò che lui considerava "l'essenziale", tralasciando invece quei dettagli che non riteneva potessero interessare al pubblico: sfoghi polemici contro la madre; commenti circa la condizione femminile nella società; dettagli relativi alla sfera della sessualità; brani ritenuti non interessanti. A parte queste omissioni, Otto Frank si mantiene piuttosto fedele alla seconda stesura ( D2 ) integrandola con la prima ( D1 ). Successivamente, Otto Frank chiede al suo amico Albert Cauvern di rivedere il materiale trascritto per correggerne gli eventuali errori ortografici o grammaticali allo scopo di proporre il diario a una casa editrice. Le modifiche di Cauvern riguardano, oltre alla punteggiatura e a vari aspetti grammaticali e sintattici, anche una serie di soppressioni e di aggiunte non facilmente giustificabili. Altre mani anonime lasciano le loro tracce sul dattiloscritto di Otto Frank , infine trascritto dalla moglie di Cauvern: è la versione (D4) che viene consegnata nel 1946 alla casa editrice Contact. Ulteriori cambiamenti vengono apportati dalla casa editrice olandese: vengono cancellati venticinque passaggi, comprendenti gli accenni che Anna fa al suo sviluppo fisico (la parola "mestruazioni" viene soppressa); il testo originale subisce modifiche (ad esempio "due giorni" diventa "qualche giorno"). Il risultato globale di tutte queste operazioni editoriali è che "la voce di Anne Frank, pur uscendo dal segreto del suo cuore non modificata nella sostanza del messaggio, ne risultò fortemente ridotta e manipolata" (F. Sessi ), fino a suggerire l'immagine di una protagonista "troppo perfetta". Otto Frank approva il testo rielaborato dalla Contact, e questa versione del diario di Anna Frank viene pubblicata in Olanda nel giugno 1947 con lo stesso titolo "Het Achterhuis" ( La casa sul retro ) - che lei aveva previsto per la sua edizione. Il libro viene recensito positivamente su vari quotidiani e settimanali, ma solo negli anni Cinquanta esso viene tradotto all'estero: nel 1950 in Francia, nel 1952 in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, nel 1954 in Italia (Einaudi) e nel 1955 in Germania. La versione tedesca costituisce un caso particolare: tradotta da Anneliese Schütz (amica della famiglia Frank e antica insegnante di tedesco di Margot, sorella di Anna) sulla base della redazione curata da Cauvern (D4), essa presenta ulteriori e pesanti manomissioni del testo originale. Infatti, la difficoltà principale affrontata dalla traduttrice consisteva nel rendere ideologicamente accettabile il diario per un pubblico tedesco, ancora scottato dall'esperienza della guerra. Per non urtare la sensibilità dei suoi lettori, la Schütz elimina ogni riferimento troppo esplicito alla Germania e ai tedeschi. Ad esempio, la frase "l'eroismo contro la guerra e contro i tedeschi" viene resa con "l'eroismo contro la guerra e gli oppressori", mentre il riferimento all' "obbligo di parlare a bassa voce tutte le lingue di cultura ammesse, dunque il tedesco è escluso" diventa "tutte le lingue di cultura... ma a bassa voce!!!". La traduttrice tedesca non si limita a smussare i contenuti più espressamente antitedeschi del testo di partenza, ma introduce una serie di grossolani errori di traduzione e di aggiunte non giustificate.. La storia editoriale dei diari di Anna Frank dimostra complessivamente un atteggiamento di leggerezza che, alla lunga, si è dimostrato deleterio in quanto ha fornito non pochi appigli a tutti coloro che avevano un interesse a delegittimare il testo in questione.
A rendere l'intera matassa ancora più intricata subentra 1a questione della riduzione teatrale dei diari. Nel 1952 Otto Frank chiede all'agente letterario Meyer Levin di interessarsi all'eventuale produzione di uno spettacolo tratto dal libro di sua figlia. Levin scrive un copione tratto dai diari, ma nessun produttore glielo accetta. Dopo vari tentativi andati a vuoto, Frank si rivolge a un altro agente che commissiona il copione a due affermati sceneggiatori della Metro Goldwin Maier, i quali nel 1955 vinceranno il premio Pulitzer grazie al lavoro teatrale tratto dai diari. Levin intenta causa per plagio contro gli sceneggiatori, con i quali si accorderà per un risarcimento in denaro, in cambio della sua totale rinuncia ai diritti d'autore. Tutto ciò non avrebbe alcun interesse ai fini della presente ricerca se non fosse che alcuni si sono appigliati a questa vicenda per sostenere che l'autore dei presunti diari di Anna Frank sia in effetti Levin. Gli attacchi all'autenticità dei diari di Anna Frank Il primo a mettere in dubbio l'autenticità dei diari è il danese Harald Nielsen che, in un articolo pubblicato in Svezia nel 1957 (nel giornale Fria Ord), sostiene che il vero autore del testo sia Levin: come prova a sostegno afferma che nomi come Anne e Peter non sono tipici nomi ebraici. Simili critiche in vari paesi passano relativamente inosservate. Sempre nel 1958, l'insegnante Lothar Stielau di Lubecca, che vanta un passato di dirigente della Hitlerjugend, scrive un saggio di critica teatrale in cui inserisce la seguente frase: "I falsi diari di Eva Braun, della regina d'Inghilterra e quello, a malapena più autentico, di Anne Frank hanno indubbiamente portato qualche milione agli approfittatori della sconfitta della Germania..." Invitato a spiegarsi meglio di fronte a un funzionario del Ministero della Cultura, Stielau sostiene di non avere mai voluto negare che Anna Frank abbia tenuto un diario, ma di dubitare che la versione pubblicata corrisponda al testo originale. Poi, per difendersi meglio dalla querela per diffamazione che nel frattempo era stata sporta contro di lui da Otto Frank, Stielau cerca di convincere gli avvocati che in realtà le sue accuse erano mirate allopera teatrale e non al libro. Il caso Stielau-Frank sfocia in una perizia per verificare l'autenticità del diario. Uno degli esperti, Friederich Sieburg, osserva l'assurdità insita nell'idea stessa della falsificazione del diario di una perfetta sconosciuta. La vicenda viene risolta prima del processo con una ritrattazione pubblica di Stielau, che si dichiara convinto dell'autenticità del diario. Ma 1a rinuncia da parte di Otto Frank ad andare sino in fondo in tribunale gli si ritorcerà contro e verrà vista da taluni come il chiaro sintomo della debolezza della sua posizione. Nel 1959 la rivista viennese Europa Korrespondenz in un articolo intitolato "Der Anne Frank-Skandal " sostiene che il vero autore è Louis de Jong, direttore dell'Istituto Nazionale Olandese della documentazione di guerra. In effetti nel 1957 questi si era limitato a recensire l'edizione olandese del diario. È raro che i negatori dell'autenticità del diario giustifichino in maniera particolareggiata il proprio scetticismo. Generalmente essi si riagganciano senza grande inventiva alla tradizione fornita dai loro predecessori, ad esempio ribadendo la tesi del ruolo determinante giocato da Levin, come fa Teressa Hendry (1967): Da qualche anno, il mondo occidentale ha fatto la conoscenza di una ragazzina ebrea tramite la sua presunta autobiografia, " Il diario di Anna Frank". Una qualunque ispezione letteraria informata di questo libro avrebbe dimostrato che è impossibile che esso sia l'opera di una teen- ager Dalla Svizzera, il signor Frank ha promesso di pagare niente meno che $ 50.000 al suo compagno di razza [race-kin] Meyer Levin, perché aveva usato i dialoghi dell'Autore Levin senza apportarvi modifiche e l'aveva "innestato" nel diario, spacciandolo per l'opera intellettuale di sua figlia. Il rimando al lavoro precedente svolto da altri autori è un tratto tipico degli scritti di chi voglia screditare la tradizione ufficiale per contrapporvi una tesi contraria. Si tratta di creare un filone critico alternativo che possa ostentare radici altrettanto remote e autorevoli di quelle vantate dalla critica tradizionale. Così nel 1974 Richard Harwood (pseudonimo di Richard Verrall) in Did Six Million Really Die? ripropone l'articolo della Hendry (1967), a sua volta derivato da quello di Nielsen (1957): i diari di Anna Frank sono "l'ennesima frode nella lunga serie di frodi in supporto della leggenda dell "Olocausto" e della saga dei Sei Milioni". Gli attacchi all'autenticità dei diari si fanno molto più intensi verso la metà degli anni Settanta. Nel 1975 lo storico revisionista/negazionista David Irving scrive, nell'introduzione al suo Hitler and His Generals : " un processo civile intentato da uno sceneggiatore newyorkese ha apportato la prova che egli aveva scritto il diario in collaborazione con il padre della ragazza". Ancora una volta, dunque, viene riproposta la vecchia congettura (data per certa) dell'invenzione post-bellica del diario nonostante le numerose prove contro tale spiegazione (è sufficiente leggere il testo dell'accordo tra Otto Frank e Meyer Levin per rendersi conto della sua falsità). Anche il critico francese Robert Faurisson, in un primo tempo (1975 ), si riallaccia all'ipotesi Levin per screditare il diario di Anna Frank: " Gli specialisti leggono gli studi o le testimonianze che si moltiplicano sulla "menzogna" o la "truffa" di Auschwitz? Sanno che il Diario di Anne Frank è una montatura di Meyer Levin? ". Successivamente, modificherà la sua strategia di attacco contro l'autenticità del diario ( vedi più avanti ). Lo svedese Ditlieb Felderer (1978) si lancia in una serie di invettive miranti a diffamare l'autrice del documento. Per fare qualche esempio, alcuni titoli dei capitoli del suo libro sono: "La personalità di Anna - non era neanche una ragazza simpatica", "Tossicodipendente a una tenera età". L'accusa di tossicodipendenza viene giustificata con il fatto che ogni sera Anna prende una pasticca di valeriana. Come osserva Deborah Lipstadt, Felderer - che in precedenza aveva pubblicato dei fumetti pornografici sui sopravvissuti della Shoah - si avvale di tutto il tradizionale repertorio di stereotipi denigratori sulle presunte degenerazioni degli ebrei (accusati di essere depravati, assatanati, ambivalenti e senza alcun freno morale) per condurre una campagna bassamente infamante ai danni della famiglia Frank. Non è immediatamente evidente l'utilità di una simile operazione: Faurisson ad esempio sostiene di essere giunto alle sue conclusioni circa il carattere di Anna indipendentemente da ciò che emerge dal diario (di cui non sarebbe l'autrice). Simili contraddizioni sono presenti nella linea di attacco seguita dai vari detrattori del diario. . Felderer scrive che è "una contraffazione, un mostruoso travestimento"; per Butz "la questione dell'autenticità del diario non è abbastanza importante..: mi limito a dire che l'ho esaminata e non ci credo". Faurisson sostiene che "il diario non può, in alcun modo, essere autentico": tuttavia afferma che "la consultazione dei manoscritti pretesamente autentici è superflua". Evidentemente, se tutte le prove di autenticità danno un esito positivo, e se non abbiamo un ottimo motivo per dubitare di ciò che l'evidenza sperimentale ci suggerisce, è irragionevole ostinarsi nella convinzione di trovarsi di fronte a una contraffazione. Altrimenti, come ricorda Umberto Eco, ci si troverebbe costretti a "esaminare la Gioconda ogni volta che si va al Louvre". Vediamo le obiezioni di Faurisson : parte dalla certezza che il diario sia il frutto di una contraffazione, e per questo motivo ritiene del tutto superflue una perizia calligrafica e un'analisi dei materiali di cui sono composti i volumi originali . Si tratta di un curioso ribaltamento della tradizionale pratica scientifica, che solitamente trae spunto dai dati sperimentali per giungere alle conclusioni. In questa sede, è il caso di ricordare il rapporto di 270 pagine stilato dal Laboratorio giudiziario di Amsterdam su richiesta dell'Istituto nazionale di documentazione sulla guerra, da cui emerge chiaramente che, come il 15% dei coetanei suoi contemporanei, Anna faceva uso sia del corsivo ("scrittura adulta"), sia dello stampatello ("scrittura infantile"), e alternava i due stili. Il rapporto inoltre sottolinea come la calligrafia riscontrata nei diari sia la stessa che si trova in varie cartoline, lettere e poesie che Anna aveva mandato a parenti e amici tra il 1941 e il 1942 e che gli studiosi olandesi hanno recuperato allo scopo di mettere insieme un campione di riscontro attendibile. Un altro elemento che conforta l'ipotesi dell'autenticità materiale dei diari è il fatto che la carta, la colla e l'inchiostro impiegati fossero diffusi nel periodo al quale il diario è fatto risalire. Non sono state riscontrate tracce di agenti sbiancanti, introdotti nella fabbricazione della carta dopo il 1952; l'inchiostro grigio-blu reca evidenti tracce di ferro, mentre dal 1950 in poi si sono prodotti inchiostri a basso o nullo contenuto ferroso. Infine, la frequente presenza di tracce simmetriche di inchiostro su due pagine contigue indica che i quaderni sono stati più volte chiusi frettolosamente prima che l'inchiostro stesso avesse modo di asciugare, e ciò fa pensare a un uso quotidiano del diario piuttosto che a una sua metodica stesura. Naturalmente è sempre possibile che il contraffattore abbia diabolicamente previsto tutti questi dettagli e abbia confezionato un falso quasi perfetto; ma allora perché avrebbe dovuto cadere così stupidamente su errori che, a leggere Faurisson, sono a dir poco grossolani? Con la sua abituale puntigliosità, questi indica i passi nella versione tedesca che differiscono da quella olandese, nonché le differenze presenti nelle varie edizioni tedesche .Dalla lista delle divergenze tra i due testi tedeschi, Faurisson trae conclusioni piuttosto sorprendenti: " Esse provano che il responsabile del testo viveva ancora nel 1955. (... ) Quest'autore non poteva essere Anna Frank che, come si sa, è morta nel 1945". Faurisson giunge a sostenere che, siccome il testo tedesco è più lungo di quello olandese (circa 1710 parole in più, secondo i suoi calcoli), probabilmente quest'ultimo è stato tratto dal primo e non viceversa, come si è ingannevolmente sostenuto. La maggiore estensione della versione tedesca del diario è in realtà dovuta al fatto che questa comprende alcuni passaggi che erano stati esclusi dalla casa editrice Contact, ma che si ritrovano agevolmente nei manoscritti originali. "Il 9 ottobre 1942, Anna parla già di "camera a gas" (testo olandese:"vergassing") !" Finalmente capiamo il motivo per cui Faurisson è così ansioso di dimostrare 1'inautenticità del diario di Anna Frank. Secondo la sua argomentazione, la menzione che Anna fa delle camere a gas è la prova lampante del fatto che il diario sia una contraffazione, e ciò per due motivi: prima di tutto perché all'epoca non si parlava ancora apertamente di gassazioni nei campi di sterminio; ma soprattutto perché (secondo Faurisson) le camere a gas non sono mai esistite. Per rendersi conto se si tratta di un anacronismo è sufficiente verificare quali informazioni circolassero a quell'epoca circa la gestione dei campi di sterminio in Polonia, che - secondo la storiografia ufficiale - dal 1942 avevano messo in funzione le camere a gas: a partire dal giugno 1942 la BBC ( seguita clandestinamente attraverso la radio in tutta lEuropa occupata ) aveva incominciato a diffondere la notizia delle gassazioni in Polonia. Rimane aperta una possibilità, ancora da verificare: il diario potrebbe essere stato sì scritto da Anna Frank, ma quest'ultima avrebbe potuto essersi inventata tutto. Secondo Faurisson, il testo pullula di inverosimiglianze o "assurdità materiali" le quali rendono del tutto inconcepibile che otto persone abbiano potuto vivere per più di due anni in clandestinità senza venire scoperte. Faurisson sembra dimenticare un piccolo ma doloroso fatto: gli otto clandestini sono stati scoperti e mandati nei lager, tant'è vero che di essi solo uno è sopravvissuto fino al dopoguerra. Tra i "fatti inverosimili o inconcepibili" citati da Faurisson vi sono i rumori ( ma il nascondiglio era soprastante ad un mobilificio ); oppure la questione delle tendine: appena installatisi nell'Alloggio segreto, i Frank e i Van Pels attaccano delle tendine alle finestre per non essere visti dall'esterno. Secondo Faurisson, non vi è modo migliore per segnalare la presenza di nuovi inquilini che attaccando delle tende alle finestre. È vero che negli anni dell'occupazione nazista vi era un certo numero di collaborazionisti tra la popolazione olandese, ma non è detto che tutti gli olandesi fossero disposti a segnalare alla polizia degli invasori la presenza di ogni nuova tendina. Da dietro le tendine, inoltre, i dirimpettai avrebbero potuto vedere il bagliore delle luci accese: il testo tuttavia ci dice che, appena faceva buio, i clandestini oscuravano le finestre con dei pannelli. Rispondere a ognuna di queste obiezioni singolarmente è possibile, ma inutile. Faurisson sembra incapace di accettare il fatto che in situazioni straordinarie, come quella in cui si trovavano tutti gli ebrei durante la seconda guerra mondiale, succedono anche cose insolite. Evidentemente i Frank e i loro compagni di sventura erano consapevoli di correre molti rischi, ma confidavano nello scarso spirito di osservazione o nella collaborazione di chi stava loro intorno. In ciò, essi commisero un grosso errore di valutazione: tra i tanti cittadini di Amsterdam disposti a lasciare in pace gli otto ebrei nel loro nascondiglio, ce nera uno che - come Faurisson - controllava con zelo la quantità di fumo emesso dai comignoli o i movimenti dei gatti sui tetti. "Falsus in Uno, Falsus in Omnibus" ( da intendere: un particolare falso rende falso linsieme ) E il titolo di un articolo diffuso nelle università americane dal negazionista Bradley Smith: se il quadro ufficiale cede anche in un solo punto della sua formulazione, allora bisogna considerarlo complessivamente menzognero. La contestazione dell'autenticità del diario di Anna Frank gioca un ruolo di un certo rilievo nell'ambito delle strategie complessive impiegate dai negazionisti per suscitare incertezze circa l'esistenza della Shoah. L'obiettivo è di insinuare dubbi attorno a quello che, per vari motivi, col passare del tempo è diventato un documento esemplare nella storia della persecuzione ebraica e, facendo ciò, di sperare che il lettore - disilluso e stizzito per essere stato ingannato per tutti questi anni - estenda il proprio scetticismo a ogni altro aspetto della storia ufficiale dello sterminio nazista. ( tratto da Lirritante questione delle camere a gas di Valentina Pisanty , Bompiani 1998 ) a cura di Paola Nadin Anne FRANK
Simon WIESENTHAL
Valentina PISANTY
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