BOLLETTINO DELLA BIBLIOTECA - APRILE 2001

PRESENTAZIONE

 

Ci presentiamo come colpevoli.

Negli scorsi anni scolastici, a primavera ormai incipiente, usciva il secondo, se non addirittura il terzo, Bollettino della biblioteca di Istituto.

 

Invochiamo però le attenuanti generiche. Un anno in più sulle spalle, l’inserimento di nuovi arredi per la sala lettura e il deposito libri, la giungla di P.O.F., standard minimi, moduli, obiettivi, descrittori e quant’altro … ci hanno distolto da altre (più serie?) occupazioni.

 

Siamo comunque riusciti a sfornare questo numero che ci appare, immodestamente, del tutto dignitoso.

Avventurandosi proditoriamente in terreni tiberiniani, il prof. Mugnolo ci offre un’ampia bibliografia ragionata sul tema della psicanalisi e, in particolar modo, sui suoi rapporti con la letteratura.

Siccome, come diceva Leopardi, tutto a questo mondo è degno di riso, a partire dall’ironia sveviana citata nell’intervento, perché non un prossimo aggiornamento per un futuro Bollettino sugli scrittori che hanno affrontato in questo modo la teoria psicanalitica, magari a partire dal noto aforisma di Karl Kraus "la psicanalisi è quella malattia della quale pretende di essere la cura", aggiornato eventualmente con Woody Allen?

Il prof. Marchiori, forse memore di quando solo e pensoso percorre i più deserti argini, ci intrattiene sul tema della solitudine, spaziando dal ciclismo al calcio, da T. Mann a F. Kafka, da D. Buzzati a C. Pavese … , concludendo con una dettagliata bibliografia sull’argomento.

Un suggerimento per un prossimo intervento: quando non si può fare a meno di essere soli?

Il prof. Basaldella, su suggestione di un articolo apparso sul Corriere della Sera, si pone e pone la domanda se davvero ormai la lettura (e la letteratura) rischino diventare un’attività di pochi (e soli!) irriducibili.

Il prossimo numero del Bollettino sarà ben lieto di ospitare interventi su questo problema.

Buona lettura !

 

Il coordinatore la comm. biblioteca

  

LETTERATURA E PSICOANALISI

Sicuramente qualsiasi studente nel momento in cui sudava le famose sette camicie per superare l’esame di maturità, preparandosi alla prova di Italiano, avrà incontrato la psicoanalisi di Sigmund Freud leggendo le pagine iniziali del romanzo "La coscienza di Zeno".

Svevo lo conosceva bene Freud come studioso di psicoanalisi e ne aveva letto a fondo un libro famoso: "L’interpretazione dei sogni". Però Svevo non è un buon mezzo per arrivare a conoscere la psicoanalisi: nei suoi confronti era molto critico e a tratti decisamente ironico.

La rassegna che qui presentiamo cerca di fare il punto sui testi di psicoanalisi e di argomento psicologico presenti nella biblioteca dell’Istituto "Gritti", sia per invogliare a farsi una piccola cultura psicologica, sia per uscire un po’ dall’idea che la scienza del profondo costituisca una materia complicata ed inaccessibile.

A questa - molto modesta – raccolta di titoli segue un elenco di opere di scrittori ed autori teatrali che di psicoanalisi hanno parlato prima e dopo Freud. Come avrebbe detto il Maestro, questi ultimi hanno fatto un uso inconscio del sapere psicoanalitico.

Un testo di introduzione generale alla psicologia, di impostazione diversa dalla psicoanalisi, è il corposo ed impegnativo:

Harlow Mac Gaugh, Thompson, Psicologia come scienza del comportamento, Edizioni Scientifiche Mondadori

Per partire con l’ABC della psicoanalisi dobbiamo menzionare i saggi di Freud relativi alla sessualità, al meccanismo del riso, alla tecnica della cura psicoanalitica. Sono disponibili in biblioteca

Sigmund Freud, Il motto di spirito, BUR

Sigmund Freud, Tre saggi sulla teoria sessuale, BUR

Sigmund Freud, La terapia psicoanalitica – scritti, Universale Scientifica Mondadori

 

Di seguaci Freud ne ha avuti parecchi prima nell’ambiente mitteleuropeo e poi anche in America. Tra essi possiamo citare

Wilhelm Reich, La rivoluzione sessuale, UE Feltrinelli

Theodor Reik, Psicologia dei rapporti sessuali, UE Feltrinelli

Vance Packard, Il sesso selvaggio, Einaudi

Paul Segal, Introduzione all’opera di Melanie Klein, Martinelli

In generale i saggi citati sono di lettura impegnativa e vanno affrontati magari con l’aiuto di docenti o di guide che ne hanno già una conoscenza approfondita, mentre risulta di lettura più agevole ed anche molto trascinante per il messaggio che contiene

Erich Fromm, L’arte d’amare, Il Saggiatore

un libro che spiega le varie forme del sentimento dell’amore come la più grande forza dell’essere umano.

Inoltre un intramontabile freudiano contemporaneo che potrà spiegare anche direttamente le sue elaborazioni:

Alessandro Tiberini, Appunti freudiani, Alcyone

Infine uno studioso ha curato una rassegna di testi sul rapporto tra le teorie freudiane e la letteratura:

Luciano Bodei, Letteratura e psicoanalisi, Zanichelli

Come si è visto, la nostra biblioteca scientifica non contiene un’ampia raccolta di saggi o di testi informativi sull’argomento.

Perciò diventa necessario, quasi provvidenziale rivolgersi agli scaffali delle letterature e estrarre da essi romanzi e opere teatrali di ispirazione psicoanalitica o più in generale, di argomento psicologico.

Da dove cominciare? Dai contemporanei o dagli antichi? A dire il vero ad ispirare Freud nelle sue teorie fu una splendida tragedia greca:

Sofocle, Edipo re in Il teatro greco - tutte le tragedie, Sansoni Editore

Il libro citato contiene proprio tutte le tragedie greche (quelle a noi pervenute) e consigliamo, se Edipo re è piaciuto, di leggere anche

Eschilo, Orestea

Nella letteratura inglese almeno un altro esempio di personaggio di interesse psicoanalitico lo si trova in

William Shakespeare, Amleto, BUR

che di conflitti se ne doveva intendere parecchio.

  

Tra gli autori della letteratura italiana bisogna nominare

Ippolito Nievo, Le confessioni di un italiano, Vol. 1 – 2, Garzanti

libro nel quale in una enorme ricchezza di argomenti e invenzioni narrative si trovano anche ritratti approfonditi dei caratteri umani e dei conflitti che li animano. Tra tutti spicca il ritratto di una figura femminile: Pisana.

Antonio Fogazzaro, Malombra, Mondadori

È’ un romanzo dove compaiono inquietanti poteri che oggi potremmo definire "parapsicologici".

Federigo Tozzi, Adele, Vallecchi

Federigo Tozzi, Tre croci, BUR

Federigo Tozzi, Il podere, BUR

Federigo Tozzi, Opere, I Meridiani Mondadori

Si tratta di un autore meno noto di Pirandello, Svevo e altri romanzieri del genere psicologico riscoperto a metà degli anni ’50.

Quindi i classici

Luigi Pirandello, Tutti i romanzi Voll.1- 2, Mondadori

Italo Svevo, La coscienza di Svevo, Bompiani

Giuseppe Berto Il male oscuro, BUR

Per finire un autore doppiamente del mestiere: lo psichiatra e scrittore

Mario Tobino, Le libere donne di Magliano, Mondadori

Nelle altre letterature esistono importanti testimonianze dell’analisi del profondo. In Russia

Fiodor Dostojevski, Memorie dal sottosuolo, BUR

Fiodor Dostojevski, Delitto e castigo, Garzanti

Fiodor Dostojevski, Il sosia, BUR

impareggiabile per suspense e analisi psicologica.

Ivan Goncarov, Oblomov, Bur

sui motivi profondi dell’inerzia dell’uomo e della pigrizia come ideale dell’esistenza.

 

 

Nella letteratura francese testi suscettibili di interpretazioni molto legate alla psicoanalisi sono

Charles Baudelaire, Les fleurs du mal, Flammarion

Charles Baudelaire, I fiori del male, BUR

Gustave Flaubert, Madame Bovary, Gallimard

Gustave Flaubert, Madame Bovary, BUR

Joris Karl Huysmans, Controcorrente, BUR

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, I Meridiani Mondadori

Marcel Proust, Un amour de Swann, Gallimard

Marcel Proust, Du côte Chez Suann, Gallimard

Marcel Proust, A l’ombre des jeunes filles en fleurs, Gallimard

Marcel Proust, Le côte de Guermantes, Gallimard

Marcel Proust, Albertine disparue, Gallimard

Marcel Proust, Le temps retrouvé, Gallimard

Nella letteratura inglese, oltre al già citato Amleto di W. Shakespeare sono da ricordare

Joseph Conrad, Il compagno segreto, BUR

Virginia Woolf, Gita al faro, Garzanti

Virginia Woolf, Orlando, Garzanti

Nella letteratura angloamericana

Edgar Allan Poe, Racconti, Voll. 1 – 2 BUR

Henry James, Ritratto di signora, BUR

Francio Scott, Fitzgerald, tenera è la notte, Einaudi

Per finire un maestro di situazioni apparentemente assurde ricostruibili e analizzabili alla luce della psicoanalisi:

Franz KafKa, Racconti, BUR

Franz KafKa, Il processo, BUR

Franz KafKa, America, BUR

Franz KafKa, Lettere a Felice, Mondadori

Franz KafKa, Lettere a Milena, Mondadori

Andrea Mugnolo

LA SOLITUDINE

 

"C’è un uomo solo al comando,

la sua maglia è bianco-celeste,

il suo nome è Fausto Coppi"

(M. FERRETTI, Radiocronaca Milano-Sanremo 1946)

 

E’ destino che questo numero del bollettino della biblioteca dedichi uno sguardo intenso alla ricerca introspettiva, all’analisi del mondo attraverso l’esame di noi stessi, alla comprensione della realtà nello specchio del nostro intimo: abbiamo infatti deciso di integrare il contributo di Andrea Mugnolo sulla psicanalisi, e il proficuo e articolato rapporto della letteratura con questa scienza, attraverso la proposta di un percorso semiserio che gli funzioni da appendice, dedicato alla solitudine.

E’ questa, infatti, una delle condizioni esistenziali che si incontra con più frequenza nel corso del nostro arco di vita, così consueta che ci lasciamo spesso inconsapevolmente avvolgere dalla sua vischiosa consistenza e, oppressi da essa o confortati, a seconda dello stato d’animo, non ci soffermiamo ad assaporarne le diversissime sfumature che di volta in volta la connotano. Sfumature interessanti e così sfaccettate che, talora, ci potrebbero permettere di interpretare meglio gli accadimenti e lo scorrere delle cose intorno a noi.

Destinando ad altri e più aulici momenti l’esame dei nostri classici che si esprimono in proposito, dal petrarchesco "Solo e pensoso i più deserti campi" (o se si vuole dal De vita solitaria e dal De otio religioso) al leopardiano "Passero solitario" , non avendo nessuna pretesa di ergerci a guru dalle verità assolute e consci che vi si offriranno degli spunti di scarsa originalità, ci limiteremo ad alcune indicazioni di bibliografia che potrete facilmente rintracciare nella nostra Biblioteca, fidando nel soccorso della letteratura la quale a che altro potrebbe servire se non aiutarci a capire qualcosa delle nostra vita, per avere qualche sollecitazione profonda o per ottenere una consolatoria spiegazione di un momento di solitudine particolarmente angosciante?

Vengono alla mente subito, in tale frangente, le solitudini darwinianamente (conoscete Darwin ? no? allora cfr. C. DARWIN, L’origine della specie e i fondamenti dell’evoluzione, Roma, Newton Compton 1984) determinate dall’esaurirsi di una specie o di un gruppo (J.F.COOPER, L’ultimo dei Mohicani, Torino Einaudi 1969; R. DE CHATEAUBRIANT, L’ultimo Abencerage,- che però la nostra biblioteca non possiede, occorrerà pregare il coordinamento di francese affinché si provveda!); sono solitudini che giungono inesorabili e verso le quali non ci si può opporre , come ci dimostra la storia dei Buddenbrook nel libro di Th.Mann, o che risultano frutto ancestrale di una cultura "fredda" che si fa toccare appena dalla modernità e soltanto per deformarla (T.MANN, I Buddenbrook, Milano Garzanti 1987; G.GARZIA MARQUEZ, Cent’anni di solitudine, Milano Feltrinelli 1985); in questo caso non c’è proprio nulla da aggiungere se non che, pur tristi, queste solitudini generano delle storie veramente belle.

Così come belle, anche se in modo sconcertante, risultano le solitudini imposte da una scelta morale, da un senso del dovere altissimo; sono le solitudini, queste, del tenente Drogo (D.BUZZATI, Il deserto dei Tartari, Milano Mondadori) che consuma i suoi anni nella fortezza Bastiani, in attesa di qualcosa che giungerà troppo tardi per dare un senso alla sua perseveranza, o quella del giudice Livatino, cosciente della propria inadeguatezza e, tuttavia, pronto a sostenere fino in fondo il suo ruolo (N.DALLA CHIESA, Il giudice ragazzino: storia di Rosario Livatino assassinato dalla mafia…, Torino Einaudi 1992), quella del Demetrio Pianelli (E.DE MARCHI, Demetrio Pianelli, Milano Mondadori 1994), la cui infelicità e l’impossibilità di realizzare le sue enormi potenzialità d’affetto sono il prezzo da pagare per la felicità di chi gli è caro, o della sentinella di Clarke (A.CLARKE, La sentinella, in appendice a 2001: Odissea nello spazio, Milano Rizzoli 1981), per giungere alla tremenda necessità del rispetto dei ruoli (F.ACITELLI, La solitudine dell’ala, Torino Einaudi 1998) dove si può capire una volta di più come il foot-ball, checché ne dicano i malpensanti, è un insostituibile specchio di vita.

E’ ben vero che tali solitudini sono un po’ lontane dalla sensazione con cui vi trovate (ci troviamo) ogni tanto a convivere, più prosaica e banale di quelle moralmente alte citate più sopra ma, non per questo, meno triste o opprimente: è, forse, la solitudine di madame Bovary (G.FLAUBERT, La signora Bovary, Milano Rizzoli 1984), incapace di reggere i ritmi esistenziali e perbenistici imposti dalla borghesia cittadina di provincia, o quella intrinseca alle chiuse e rancorose campagne dove la "roba" e il suo possesso reprime qualsiasi moto affettivo ( F.TOZZI, Il podere, Milano Rizzoli 1983; F.TOZZI, Con gli occhi chiusi, Milano Rizzoli 1984; G.VERGA, Mastro don Gesualdo, Milano Mondadori 1985), o quella descritta dalla Sereni (C.SERENI, casalinghitudine, Torino Einaudi 1987) in riferimento ad uno status più che ad una funzione, qual è quello della donna di casa che consuma nelle faccende quotidiane la sua dedizione o le sue frustrazioni. E’ la solitudine di chi si sente diverso (F.KAFKA, La metamorfosi, Milano Rizzoli 1984) o, comunque e sempre, incompreso (C.E. GADDA, La cognizione del dolore, Torino Einaudi, 1984; C.PAVESE, Prima che il gallo canti, Torino Einaudi 1967 e C.PAVESE, La luna e i falò, Torino Einaudi 1971; P.P.PASOLINI, Ragazzi di vita, Milano Garzanti 1994; J.ROTH, La leggenda del santo bevitore, Milano Adelphi 1986; S.TAMARO, Per voce sola, Milano Baldini & Castoldi 1994) , estraneo alla realtà che lo circonda e che lo fa sentire marginale (A.CAMUS, L’étranger, Paris Gallimard 1957 e Th.MANN, Tonio Kröger, Milano Rizzoli 1983).

Sono solitudini che appartengono molto spesso all’adolescenza e alla prima giovinezza; solitudini generazionali, per esempio, che accompagnano i sempre problematici rapporti tra padri e figli e tra figli e padri (P. AUSTER, L’invenzione della solitudine, Torino, Einaudi, 1997) o che si insinuano attraverso una vaga insoddisfazione di noi stessi (MORAVIA, Agostino, Milano Bompiani 1987), e nascono con le prime disillusioni del futuro sognato, tanto da spingere alle scelte più romanticamente estreme (U.FOSCOLO, Le ultime lettere di Jacopo Ortis, Torino Einaudi, 1942 (copyr.) e J.W.GOETHE, I dolori del giovane Werter, Milano Garzanti 1975), generose quanto inutili, o alle fughe più desolanti (I.SVEVO, Una vita, Milano Rizzoli 1991; CHRISTIANE F., Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, Milano Rizzoli 1985).

Eppure, se si pensa a quanto paranoide la solitudine possa diventare in età adulta (I.SVEVO, Senilità, Milano Dall’Oglio 1938 (copyr.); L.PIRANDELLO. Uno, Nessuno, Centomila, Milano Mondadori 1967), anche queste reazioni irrazionali e sgangherate possono risultare tutto sommato ancora vere e vive: ce lo dimostra la ribellione del diciassettenne protagonista de La solitudine del maratoneta (A.SILLITOE, La solitudine del maratoneta, Torino Einaudi 1983), che sfrutta le ore di libertà concessegli dalla casa correzionale in cui è rinchiuso per correre e poter così pensare in solitudine - pare infatti che sia proprio questa la situazione in cui meglio ci riesce di riflettere (J.J.ROUSSEAU, Le fantasticherie del passeggiatore solitario, Milano Rizzoli 1979) - così da giungere ad uno dei più sublimi atti di ribellione di cui la letteratura ci dia esempio.

Si perviene infine all’aspetto della solitudine che risulta più inquietante, quando cioè essa è frutto non del destino, della sorte ineluttabile che getta il naufrago in balia delle onde (D.DEFOE, La vita e le strane sorprendenti avventure di Robinson Crusoe, Milano Rizzoli 1985), ma del potere nelle sue forme più perverse (S. PELLICO, Le mie prigioni, Milano Rizzoli 1984; C.LEVI, Cristo si è fermato a Eboli, Torino Einaudi 1981; F.KAFKA, Il processo, Milano Rizzoli 1986) o quando è causata dalla crudeltà che spesso l’uomo, con gratuita ferocia, riesce a perpetrare nei confronti del suo prossimo (P.LEVI, Se questo è un uomo, Torino Einaudi 1973; A.FRANK, Il diario di Anna Frank, Torino Einaudi).

Epilogo con morale

Qui il cerchio si chiude e ci riconduce ancora ad una forma alta della solitudine, quella che dalla letteratura sconfina nella Storia: è la solitudine dei depositari della Verità, vittime di persecutori "menzogneri" e "mistificatori"; la solitudine di coloro che, circondati da masse di propinatori di storiografie "di regime" o di falsi miti, imperterriti resistono a qualunque lusinga.

Chi sono questi solitari che il mondo spregia e il mondo hanno in spregio? Vi chiederete voi; ebbene, non vogliamo negarvi il piacere di scoprirlo consultando un libro che è di imminente arrivo nella nostra biblioteca (V. PISANTY, L’irritante questione delle camere a gas; logica del negazionismo, Milano, Bompiani, 1998, soprattutto le pp.15-17).

Per quel che concerne tali "martiri" della verità , la cui solitudine, anche se ultimamente un po’ troppo affollata, è strutturale, necessaria anzi, si può aggiungere ben poca cosa; l’unico preoccupato sospetto, la tenue breccia che ci sembra di intravedere nella sua muraglia impenetrabile, ci deriva da questa icastica sentenza: "Nulla è più pericoloso di un’idea, quando è la sola che abbiamo" (ALAIN da "Sistema delle arti").

E la solitudine fu.

Antonio Marchiori

 

BIBLIOGRAFIA

 

575 (scienza)

C. DARWIN, L’origine della specie e i fondamenti dell’evoluzione, Roma, Newton Compton 1984

813 (narrativa americana)

P. AUSTER, L’invenzione della solitudine, Torino, Einaudi, 1997

J.F.COOPER, L’ultimo dei Mohicani, Torino Einaudi 1969

823 (narrativa inglese)

A.CLARKE, La sentinella, in appendice a 2001: Odissea nello spazio, Milano Rizzoli 1981

J.CONRAD, Lord Jim, Milano Rizzoli 1983

D.DEFOE, La vita e le strane sorprendenti avventure di Robinson Crusoe, Milano Rizzoli 1985

A.SILLITOE, La solitudine del maratoneta, Torino Einaudi 1983

853 (narrativa italiana)

F.ACITELLI, La solitudine dell’ala, Torino Einaudi 1998

D.BUZZATI, Il deserto dei Tartari, Milano Mondadori

N.DALLA CHIESA, Il giudice ragazzino: storia di Rosario Livatino assassinato dalla mafia…, Torino Einaudi 1992

E.DE MARCHI, Demetrio Pianelli, Milano Mondadori 1994

U.FOSCOLO, Le ultime lettere di Jacopo Ortis, Torino Einaudi, 1942 (copyr.)

C.E. GADDA, La cognizione del dolore, Torino Einaudi, 1984

C.LEVI, Cristo si è fermato a Eboli, Torino Einaudi 1981

P.LEVI, Se questo è un uomo, Torino Einaudi 1973

S. PELLICO, Le mie prigioni, Milano Rizzoli 1984

MORAVIA, Agostino, Milano Bompiani 1987

C.PAVESE, Prima che il gallo canti, Torino Einaudi 1967

C.PAVESE, La luna e i falò, Torino Einaudi 1971

P.P.PASOLINI, Ragazzi di vita, Milano Garzanti 1994

L.PIRANDELLO. Uno, Nessuno, Centomila, Milano Mondadori 1967

C.SERENI, Casalinghitudine, Torino Einaudi 1987

I.SVEVO, Senilità, Milano Dall’Oglio 1938 (copyr.)

I.SVEVO, Una vita, Milano Rizzoli 1991.

S.TAMARO, Per voce sola, Milano Baldini & Castoldi 1994

F.TOZZI, Il podere, Milano Rizzoli 1983

F.TOZZI, Con gli occhi chiusi, Milano Rizzoli 1984

G.VERGA, Mastro don Gesualdo, Milano Mondadori 1985

833 (narrativa tedesca)

CHRISTIANE F., Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, Milano Rizzoli 1985

J.W.GOETHE, I dolori del giovane Werter, Milano Garzanti 1975

F.KAFKA, La metamorfosi, Milano Rizzoli 1984

F.KAFKA, Il processo, Milano Rizzoli 1986

Th.MANN, Tonio Kröger, Milano Rizzoli 1983

T.MANN, I Buddenbrook, Milano Garzanti 1987.

J.ROTH, La leggenda del santo bevitore, Milano Adelphi 1986

843 (narrativa francese)

A.CAMUS, L’étranger, Paris Gallimard 1957

G.FLAUBERT, La signora Bovary, Milano Rizzoli 1984

J.J.ROUSSEAU, Le fantasticherie del passeggiatore solitario, Milano Rizzoli 1979

A863 (narrativa ispano-americana)

G.GARZIA MARQUEZ, Cent’anni di solitudine, Milano Feltrinelli 1985.

 

Benvenuto tra noi dal regno dei morti

da R. BRADBURY Fahrenheit 451

 

In un insolito e accattivante articolo apparso di recente (17 feb. 2001) sul Corriere della Sera uno dei grandi vecchi del giornalismo italiano, Gaetano Afeltra, rievocava con affetto e nostalgia un ricordo legato a Dino Buzzati, autore italiano tra i più interessanti del XX sec. e a lungo collaboratore dello stesso Corriere.

Lo scrittore bellunese aveva compilato una lista di opere narrative da consigliare alla figlia adolescente dello stesso Afeltra. Si tratta di venticinque autori, quasi tutti europei.

Si va dalla Recherche di Proust a Dostoevskij, da Dickens a Tolstoj, da Kafka a Melville, da Stevenson a Bulgakov …

Si chiede Afeltra "non so quali libri vengano consigliati di questi tempi a scuola. Forse oggi un autore come Saroyan, uno fra gli scrittori grazie ai quali i lettori italiani scoprirono l’America, è meno presente nelle preferenze di lettura. Quanto agli altri, mi sembra che potrebbero tranquillamente essere indicati anche ai nuovi adolescenti, con la certezza di dotarli di un piccolo, inalterabile patrimonio personale".

Fosse la certezza di Afeltra anche la nostra ! Intendo di noi poveri fantaccini della lingua italiana che, nella trincea della scuola, non alzano bandiera bianca all’idea che la lingua, e la vita, possa fare a meno della letteratura.

Il punto è questo, non correranno il rischio, quei poveri fantaccini, di diventare oggetto di quei trafiletti giornalistici riportanti curiosità da tutto il mondo, come quei soldati giapponesi che, nel folto della giungla di qualche sperduta isola del Pacifico, continuavano da decenni a resistere contro un nemico che, da un bel pezzo, di loro si era dimenticato ? In altre parole, e fuor di metafora, di continuare a parlare di letteratura , di scrittori, di poesia a chi ha già voltato le spalle e ha altro a cui pensare ?

L’aneddoto a questo punto può dire molto di più dell’analisi sociologica e del commento dell’esperto di turno. In una delle trasmissioni che, come sinistri replicanti, imperversano trasversalmente nella televisione pubblica e privata e nelle quali esibizionisti più o meno prezzolati smaniano per far partecipe la nazione degli affari loro, una madre rimproverava alla figlia di dilapidare i suoi non lauti guadagni nell’acquisto di vestiti. Un membro del pubblico (più o meno prezzolato?) interveniva osservando che una parte di quel denaro avrebbe anche potuto essere destinata all’acquisto di un libro. "Un libro te lo comprerai tu!" è stata la stupefacente risposta della ragazza in questione.

Come la mettiamo, caro Afeltra? Il povero Buzzati si rivolterebbe nella tomba se sapesse di aver stilato per quella giovane un repertorio di insulti, anziché dei consigli per costruirsi un inalterabile patrimonio personale.

La questione è seria. La passione per la letteratura e per la poesia, che il prof. Keating faceva divampare nelle aule a volte un po’ tetre del college teatro della vicenda del film L’attimo fuggente, è davvero cosa finita e praticata ormai solo da qualche eccentrico perdigiorno che legge ancora libri come altri coltiverebbe estinte specie di orchidee tropicali nella propria serra?

Chi come noi, quarantenni o poco più, nati e cresciuti in un’epoca pre-internettiana, ha cominciato a scoprire la vastità e la diversità del mondo sulle pagine di Salgari o la complessità del bene e del male su quelle di Stevenson, difficilmente ora comprende come un romanzo letto e riletto negli anni dell’infanzia, e non solo, come L’isola del tesoro, possa ora suscitare solo un senso di tedio e magari essere abbandonato dopo qualche pagina.

E’ vero, noi apparteniamo forse ancora alla generazione che ha scoperto l’America nelle pagine di Saroyan, senza magari essersi accorti di averla prima scoperta in quelle di Pavese, che si è formata un’idea dell’Inghilterra post-rivoluzione industriale su quelle di Dickens piuttosto che sui saggi di economia, che ha conosciuto i travagli dell’Italia postunitaria nella novelle di Verga prima che sui manuali di storia … ma, fermiamoci qui, l’esemplificazione potrebbe ancora continuare a lungo.

La letteratura è una finestra aperta anche sulle dimensioni più nascoste più profonde dell’uomo e del mondo, ci può dire sulla vita molto di più di quanto non ci possano dire le schiere di psicologi e sociologi dalle quali siamo ormai circondati, può dare nome a ciò che ci appare misterioso o sfugge ai nostri occhi. Come aveva ben capito Dostoevskij "la maggior parte degli scrittori cercano, nei loro romanzi e nelle loro novelle, di scegliere dei tipi umani e di presentarli in modo pittoresco e artistico: tipi che ben di rado s’incontrano bell’e compiuti nella realtà e che nondimeno sono quasi più reali della realtà stessa. Podkolesin, nella sua tipicità, è forse un’esagerazione, ma niente affatto un personaggio inesistente. Quante e quante persone intelligenti, avendo saputo di Podkolesin da Gogol’, trovano che decine, centinaia fra i loro buoni conoscenti e amici somigliavano straordinariamente a Podkolesin. Anche prima di Gogol’ essi sapevano che questi loro amici erano Podkolesin, ma soltanto ignoravano ancora che si chiamassero proprio così".

La letteratura per la nostra adolescenza, come evidentemente pensava Buzzati e ancora pensa Afeltra, è stata come un vascello lanciato a fendere le onde dei mari inesplorati della vita.

Oggi sembra non essere più così.

Queste poche osservazioni pongono soltanto e non cercano per nulla di risolvere il problema.

Un prossimo numero del Bollettino ospiterebbe volentieri chiunque volesse intervenire in proposito.

 

 

Germano Basaldella