Istituto Tecnico Statale per il Turismo "Andrea Gritti" - Mestre (Venezia)

BOLLETTINO della BIBLIOTECA
DICEMBRE 2002

P R E S E N T A Z I O N E


È periodo di strenne.
Noi, nel nostro piccolo, dal modesto ridotto della biblioteca (ancora non colpiti dalla sindrome da fortezza Bastiani!) contribuiamo a questa in fondo non spiacevole prassi, offrendo un ricco e quanto mai interessante nuovo numero del Bollettino della Biblioteca di Istituto.
Pur in periodo di vacche magre, la nostra dotazione libraria continua ad arricchirsi di interessanti novità e di queste vorremmo rendere edotta la popolazione scolastica tutta del Gritti.

Il numero si apre con un'ampia e dottamente ragionata rassegna del prof. Marchiori su alcune opere particolarmente significative per chi volesse ripercorrere, da un versante letterario, la storia del Novecento, che prosegue idealmente la traccia di due precedenti contributi sullo stesso tema del prof. Basaldella, ormai mestamente rassegnati all'oblio, perché, si sa, ubi maior …

È con piacere poi che annunciamo due rilevanti new entry: i quattro volumi di aggiornamento sul Novecento, prosecuzione di un'opera ormai classica, la Storia della letteratura italiana, diretta da E. Cecchi e N. Sapegno, e 27 volumi dell'edizione nazionale delle opere di Carlo Goldoni. Ce ne informa con due brevi interventi il prof. Basaldella.

Abbiamo inoltre il piacere di pubblicare un interessante e promettente racconto di una studentessa del Gritti, Linda Bertoni. Arriviamo però tardi, la nostra autrice infatti ha già fatto gemere i torchi del più diffuso quotidiano locale, Il Gazzettino.

Anche la Biblioteca del Gritti compie, annualmente, la propria modesta, artigianale autoanalisi. Pubblichiamo quindi un riepilogo di tutte le operazioni di prestito, suddivise per classi, dello scorso anno scolastico.

BUONA LETTURA !




Gli scrittori raccontano solo il Novecento?

"La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla"
Gabriel Garcia Marquez


Capita a volte che, proprio mentre ci si accinge a compiere un'operazione accuratamente progettata, a mettere finalmente in atto una decisione che ci era sembrata assolutamente ben ponderata e comunque non più procrastinabile, si venga subitamente colti da un interrogativo che suona a un di presso così: "Ma cosa diavolo sto facendo!?", in un improvviso straniamento e quasi spettatori del nostro stesso agire.
È proprio la sensazione che abbiamo provato non appena abbiamo cominciato a por mano a questo modesto e quasi liturgico contributo: "Ma cosa diavolo sto facendo!?". Un quesito che aumentava il nostro disagio perché, razionalmente, non riuscivamo né a comprenderne la causa né, quindi, a giustificarne l'insorgere.
In fin dei conti che cosa ci si proponeva di fare? Semplicemente di continuare quello che avevamo cominciato nello scorso Bollettino: allargare cioè lo spettro di quanto veniva ad offrirci il nostro patrimonio librario in termini di letteratura ispirata alla Storia, passando dalla drammaturgia (cfr. A. Marchiori, Teatro e Storia - una proposta, Bollettino della Biblioteca del Gritti 2002) al genere del romanzo storico o, in modo più generale, alla narrazione in prosa che dalla Storia trae ispirazione e di cui è possibile rintracciare esempio negli scaffali della nostra biblioteca.
Un'operazione che sembrava venir doppiamente buona, dal momento che, in questo frangente, si portava anche a compimento una meritoria, almeno così ci sembrava, opera di aggiornamento e integrazione di quanto era andato a presentare il nostro Grande Coordinatore, il mai troppo lodato Germano Basaldella, in tempi ormai lontani, attraverso due successivi memorabili contributi: Gli scrittori raccontano il '900 (s.d.) e Gli scrittori raccontano il '900 - Seconda parte (1998); entrambi raccolti in un aureo dossier monografico, consultabile tra quelli a disposizione in sala lettura (fa "un certo che" chiamarla sala lettura, ma tant'è…), che porta il significativo titolo de Il Novecento e l'altrettanto impegnativa data del maggio 1999.
Ed è proprio a questo punto che ci è giunta l'illuminante, ancorché imprevista, spiegazione del nostro imbarazzo, foriero già di resipiscenza e pentimento: come osavamo, noi, poveri manovali della parola, approssimativi incunaboli della scrittura di concetto, barricarci dietro un alibi così maldestro, quale risultava quello dell'aggiornamento tematico dei nuovi arrivi (assolutamente scarsi, in verità) in Biblioteca, per non confessare a noi stessi e al mondo che si stava compiendo un gesto di ùbris (=superbia), che si voleva metter mano e perfezionare qualcosa che aveva già in sé la completezza estetica e la compiutezza concettuale. Come si poteva integrare un contributo di Germano Basaldella? Non era forse come dire che, aggiungendogli un corno di luce in testa, si rendeva più perfetto il Mosè di Michelangelo? o che arricchendo di due o tre battute l'aria n.14 della Regina della Notte nel Flauto Magico di Mozart la si rendeva più adamantina? o che elevando la terza cupola si rendeva più aerea la Basilica della Madonna della Salute (quella di Venezia, intendo, quella del Longhena, certo, quella della Festa della Madonna della Salute….).
[Chiediamo venia per questa intromissione piratesca e truffaldina, per precisare, qualora un malizioso sospetto lo insinuasse, (ma si sa, a pensar male …), che il prof. Basaldella non si è punto risentito per questo amichevole sfottò che pensa dovuto a sentimenti del tutto benevoli … n.d.r.]
Effettivamente l'impresa così come ci si prospettava non poteva che risultare disperata o, peggio, inopportuna e velleitaria ma…..ma, come sempre succede, una volta analizzate con raziocinio le proprie fobìe e le proprie debolezze, si trova il modo anche di metabolizzarle e di vincerle; così, pur consci di offrire una cosa incompleta e incompiuta, la si offre comunque, stimolando magari i lettori che lo vorranno ad integrarla; l'essere in molti potrebbe senz'altro aiutare a superare la depressione che deriva dalla solitudine della colpa.
E allora si rompano gli indugi: per quel che riguarda il racconto del Novecento, ci sembra opportuno segnalare questi nuovi o recenti arrivi o, insomma, comunque presenti:


1 - Prima Guerra Mondiale (1914-1918)

E. JÜNGER Nelle tempeste d'acciaio.
Una prima guerra mondiale e un Fronte Occidentale che vengono osservati in modo irrituale, completamente diverso da quello cui ci avevano abituato altri classici ispirati alla Grande Guerra, quali quelli di Remarque e di Lussu: qui la descrizione del massacro di un'intera generazione viene offerta senza autocommiserazione, pur se con qualche punta di ambiguo autocompiacimento. Un esempio comunque splendido di letteratura che afferra il cuore delle vicende storiche narrate, con la speranza di poterle integrare, ci si augura a breve, grazie all'ironia dissacrante de Il buon soldato Sc'vèik, il capolavoro del boemo Jaroslav Hasek che ci potrà offrire il fantasmagorico punto di vista del multietnico esercito austro-ungarico in questo frangente bellico.

A proposito di Grande Guerra e di disillusioni postbelliche merita senz'altro attenzione:
CELINE Viaggio al termine della notte
Una serie di sequenze esistenziali, tra il tragico ed il demenziale, collocate tra esperienza bellica e faticosa ripresa di "una normalità" che, per l'autore, non rappresenta una categoria praticabile. Il capolavoro di un vero e proprio "casseur", anche di speranze.

S. ZWEIG Il mondo di ieri
L'Europa prima e dopo la Grande guerra, due mondi diversissimi, separati dal baratro del primo conflitto mondiale


2 - Rivoluzione Russa (i primi anni: 1917 - 1919)

M. BULGAKOV La guardia bianca
È il primo romanzo dell'autore de Il Maestro e Margherita e descrive le convulse vicende della Rivoluzione d'Ottobre attraverso gli occhi dei vinti: quelli della famiglia Turbin, di Kiev, che negli anni 1918-1919 si trova dalla parte sbagliata (le armate bianche) durante la guerra civile; sarà questa l'opera, pubblicata nel 1925, cui guarderà Pasternak per il suo Dottor Zivago; non a caso il figlio più grande, Aleksej Vasil'evich Turbin, è un medico.


3 - L'Italia tra interventismo e primo dopoguerra (1914-1921)

G.A.BORGESE Rubè
Un romanzo in cui si propone l'epopea di tutti coloro che, interventisti della prima ora, avevano maturato una enorme e dolorosa delusione della guerra; l'emblematico protagonista di questa vicenda è un intellettuale piccolo-borghese e meridionale, Filippo Rubè, partito anch'esso dal giovanilistico entusiasmo interventista, che vivrà con sempre maggior angoscia la disillusione dell'esperienza bellica e, in un progressivo processo di alienazione, giungerà all'inevitabile catastrofe finale quando, capitato per caso in mezzo a una manifestazione socialista a Bologna, finisce travolto da una carica di cavalleggeri; ciò avviene, sottolinea Luperini, "senza che nessuno riesca a capire se era dalla parte dei fascisti o da quella dei socialisti rivoluzionari: che è intuizione niente affatto spregevole della ambiguità sovversiva della piccola borghesia dell'età giolittiana".
Pubblicato nel 1921, è un romanzo che ben intuisce quelli che saranno gli sviluppi del fascismo.


4 - L'Italia fascista (1922 - 1939)

F. JOVINE Le terre del Sacramento
Il romanzo (pubblicato nel 1950) è uno degli esempi più interessanti di neorealismo e uno dei più riusciti della narrativa meridionalistica, è ovviamente ambientato nel Molise, terra natale dell'autore, negli anni dell'affermazione del fascismo e descrive l'embrionale presa di coscienza rivoluzionaria dei contadini di quella regione.

Temi e tempi che vengono sviluppati anche da
I. SILONE Fontamara
dove, denunciando lo sfruttamento e la rassegnazione secolari dei contadini dell'Abruzzo, l'autore parla di "un antico e oscuro luogo di contadini poveri situato nella Marsica,...a mezza costa tra le colline e la montagna", dove i giorni, come i soprusi, si ripetono sempre uguali e dove l'avvento del fascismo, giù in pianura, viene a turbare la vita "stagnante da tempi immemorabili". L'incapacità dei "cafoni" di comprendere questi cambiamenti diventa una colpa, e così, inconsapevolmente, il piccolo paese finisce per essere conosciuto come covo di agitatori.


5 - La Seconda Guerra Mondiale (1939 - 1943)

C. MALAPARTE Kaputt
Giornalista e scrittore, Malaparte è lo pseudonimo di Kurt Erick Suckert e lasciamo volentieri a lui il compito di presentare la genesi di questo sconvolgente pamphlet sulla guerra:
"Ho cominciato a scrivere Kaputt nell'estate del 1941, all'inizio della guerra tedesca contro la Russia, nel villaggio di Pestcianka, in Ucraina... Prima di tornare in Italia divisi il manoscritto in tre parti, affidandole al Ministro di Spagna ad Helsinki, Conte Augustin de Foxa, al Segretario della Legazione di Romania ad Helsinki, Principe Dino Cantemir, e all'addetto-stampa Titu Michailesco. Dopo una lunga odissea, le tre parti del manoscritto pervennero finalmente in Italia. Nel luglio del 1943 mi trovavo in Finlandia: non appena ebbi notizia della caduta di Mussolini, tornai in volo in Italia e mi recai a Capri, per attendervi lo sbarco degli alleati, e a Capri, nel settembre del 1943, terminai l'ultimo capitolo di Kaputt.
Nessuna parola, meglio della dura, e quasi misteriosa parola tedesca Kaputt, che letteralmente significa 'rotto, finito, andato in pezzi, in malora', potrebbe dare il senso di ciò che noi siamo, di ciò che ormai è l'Europa: un mucchio di rottami"
(dalla prefazione alla prima edizione di Kaputt)
Tra i numerosissimi passaggi ad effetto del libro, per aiutarci a capire attualissimi e, insieme, atavici odi, basterebbe citare l'episodio in cui l'autore fa visita al croato Ante Pavelic, capo degli Ustaša, nel mentre gli viene regalato dai suoi uomini un grande paniere: all'inizio Malaparte pensa si tratti di ostriche ma, subito dopo, deve prender atto con orrore che il recipiente è colmo di bulbi oculari espiantati ai partigiani Serbi.


6 - Dopo l'8 settembre (1943-1945)

L. MENEGHELLO Piccoli maestri
"Non sono vere forme queste, mi dicevo, questa è materia grezza. Se c'era una forma, era sparsa in tutta la nostra storia. Bisognerebbe raccontare tutta la storia, e allora il senso della faccenda, se c'è, forse verrebbe fuori". Un romanzo-racconto atipico, come il suo autore vicentino che ne approntò la prima stesura tra il gennaio del 1963 e il gennaio del 1964, salvo poi operarne una consistente revisione, tra il settembre del 1974 e l'aprile del 1975. Un racconto antiretorico di una esperienza autobiografica legata alla Resistenza nel Veneto. Il disincanto e la delusione per una grande occasione di riscatto nazionale in gran parte mancata.

C. MAZZANTINI A cercar la bella morte
Con Carlo Mazzantini, repubblichino "critico", ci viene presentata "l'altra faccia" dell' 8 settembre, quella di coloro che decisero di schierarsi con la Repubblica Sociale di Salò. Una scelta, secondo l'autore, determinata dalla generale mancanza di orientamento politico e militare: "Giorni di settembre in cui ogni legame si era spezzato e gli adulti si erano ritirati nelle case, ognuno per conto suo, disorientati, impiccoliti, e ci avevano lasciati lì nelle strade, da soli... La mattina all'appello: Camicia nera Allegretti! Silenzio. Camicia nera...Silenzio. Altro che camicie nere e camicie verdi! Durante la notte avevano fatto su lo zaino, s'erano tolte le mostrine e se n'erano andati". Un errore di scelta, parzialmente frutto della pedagogia di regime, e un senso dell'onore a volte esibito non si sa se con un po' troppa petulanza o un po' troppa retorica.

Per quel che concerne le convulse fasi finali della seconda guerra mondiale, e la madre di tutte le scelte sbagliate, ancora:

CELINE Nord
Il deliranfantasmagoritragico esodo-fuga di questo genialcialtrone, nonché collaborazionista, dalla Francia riconquistata dagli Alleati alla Danimarca, attraverso una Germania da rovinoso "Crepuscolo degli dei", in una sorta di rilettura espressionista della narrativa picaresca e di viaggio.


7 - Il secondo dopoguerra: tra ricostruzione e Guerra Fredda

Per leggere il secondo Novecento citiamo qui alcuni altri esempi letterari. Niente di conclusivo, ovviamente, ma essenzialmente uno stimolo a procedere in ricerche ulteriori per arricchire questa esile proposta ed, eventualmente, il nostro patrimonio librario.
Per comprendere la situazione storica italiana degli anni 1944-48, anni di caos, ovviamente, e di forti tensioni politiche, in cui il nostro paese faticava a trovare, in una fase di cambiamento istituzionale dalla monarchia alla repubblica, degli strumenti democratici per mantenere l'ordine e sostenere la ripresa postbellica, oltre a quella narrativa di spiccato carattere neorealistico, come La ragazza di Bube di Carlo Cassola, ci sembra interessante far riferimento ad un'opera piuttosto atipica, una sorta di testo drammaturgico e, insieme, epistolare:

A. M. MORI - N. MILANI Bora
che descrive con delicatezza un dramma forse parzialmente rimosso (ma che cosa non si sta rimovendo in questa stagione?) dalla memoria collettiva: il dramma degli Italiani di Istria e Dalmazia che, alla conclusione della seconda guerra mondiale, furono posti di fronte ad un angoscioso aut - aut: o rinunciare alla propria terra d'origine o rinunciare alla propria identità, culturale, etnica e linguistica. Attraverso il dialogo tra due amiche d'infanzia che hanno dovuto scegliere, e l'hanno fatto in modo necessariamente contrapposto, viene proposto il dramma dei profughi istriani e dalmati che hanno dovuto abbandonare a decine di migliaia quelle terre e, insieme, quello dei pochi che hanno preferito rimanere, vivendo le umiliazioni e le privazioni di chi sperimenta sulla propria pelle che cosa significhi essere minoranza etnica in un contesto di nazionalismo esasperato.

Per quel che concerne, invece, gli aspetti più squisitamente ideologici e politici, oltre che umani, che hanno coinvolto gli intellettuali di quegli anni:

V. ŠALAMOV Racconti di Kolyma (2 voll.)
sei cicli di racconti che costituiscono una delle più tragiche e grandiose epopee della letteratura
di questo secolo. In pagine brevi, talvolta fulminanti, si snoda la vita quotidiana dei gulag della Kolyma, desolata regione di ghiacci all'estremo limite orientale della Siberia, cui sono destinati molti dissidenti della Russia staliniana, che per Šalamov - uno dei grandi protagonisti della letteratura del Novecento - a Kolyma tra il 1937 e il 1954 - si traduce in un paradigma esasperato della condizione umana, riscattata soltanto da una commossa ironia o dalla pietà. I racconti conducono il lettore in quell'inferno bianco, dove gli uomini minacciano in ogni istante di perdere la loro essenza.

I.SILONE Uscita di sicurezza
È una raccolta di scritti autobiografici che l'autore pubblicò nel 1965, quando l'Italia era in prima linea a causa della sua posizione di frontiera tra i due blocchi della Guerra Fredda, tre anni prima che lo storico '68 sconvolgesse il mondo occidentale e proprio mentre Il governo americano si avventurava a scontrarsi con le difficoltà del clima, con gli intrichi della vegetazione e con la caparbia volontà del popolo del Vietnam. I tormenti di questo scrittore e intellettuale controverso (viene indicato come collaboratore dell'OVRA, la polizia segreta fascista), costretto a riporre definitivamente ideali che ne avevano accompagnato la vita durante gli anni del fascismo e della guerra.

G. MORSELLI Il comunista
Ancora, il periodo della Guerra Fredda e il modello stalinista dell'Unione Sovietica producono, tra gli anni '50 e '60, numerosi ripensamenti e numerose crisi di identità presso i nostri intellettuali. Con questo testo, scritto tra il 1964 e il 1965, Morselli entra nel dibattito sulla destalinizzazione e sul dopo-Togliatti, mettendo in luce i contrasti a volte brutali all'interno del Partito Comunista Italiano e, insieme, offrendo un puntuale ritratto della società italiana degli anni sessanta. Ferranini, il protagonista, conserva tuttavia una sostanziale rettitudine che non è invece risultata patrimonio genetico di gran parte di quegli intellettuali italiani "pentiti" che, anche in tempi recenti, non hanno indugiato a trovare pane e prebende in altri schieramenti politici.

e, per contro,
H. BOLL Vai troppo spesso a Heidelberg , in Racconti
in cui si presenta con ironia la discriminazione cui erano sottoposti coloro che, nell'allora Germania Ovest, dimostravano simpatia per il comunismo e che, per questo, non potevano, tra l'altro, aspirare ad un lavoro nella pubblica amministrazione.

A conclusione e a mo' di esempio di analisi della storia dell'Italia repubblicana attraverso la letteratura, non possono mancare, nel bene e nel male, la Democrazia Cristiana e la vicenda politica e umana di uno dei suoi più complessi e tragici leader così come ci viene presentata da
L. SCIASCIA L'affaire Moro
L'ennesima prova della coscienza civile e della grande capacità di interrogazione dei fatti da parte dello scrittore siciliano che meglio ci ha narrato altrove alcuni dei caratteri peculiari della mafia.

È una conclusione, questa? Ovviamente no!
Rispondendo alla domanda retorica del titolo, gli scrittori non raccontano soltanto il Novecento; attraverso i loro libri, infatti, è possibile ripercorrere molte delle tappe che hanno contraddistinto il nostro passato e le loro storie descrivono semplicemente la nostra Storia.
Si ritiene perciò interessante procedere, attraverso un'ulteriore sequenza di proposte di lettura, all'allargamento dello spettro cronologico che i testi in possesso della nostra biblioteca possono coprire, avvertendo, ancora una volta, che le seguenti citazioni sono soltanto un campione, possibile certo, indicativo forse, sicuramente incompleto; un campione comunque contraddistinto da un sostanziale ibridismo. Vedrete infatti citati, oltre a quei romanzi che rientrano pienamente nel genere del romanzo storico, anche testi narrativi che rispondono a canoni di genere diverso; anzi, vi sono testi in cui tale ibridazione è stata effettuata scientemente dall'autore stesso, accentuando un aspetto che ci pare emblematico della letteratura in assoluto, quello dell'invenzione narrativa che scompagina la "realtà" del vissuto, in un'ambiguità che vede il verosimile esser, a volte, più persuasivo del vero e una storia possibile più reale talora della Storia in atto.


8 - L'età antica

Per l'età antica abbiamo un romanzo storico di grande successo
Ch. JACQ Il Faraone nero
(dalla quarta di copertina) Cinque secoli dopo il glorioso regno di Ramses, l'Egitto è preda di corruzione e anarchia; soltanto a sud, nel cuore della Nubia, il faraone Piankhy governa in nome della pace; ma una minaccia incombe sul suo scettro: alla testa di un'orda devastatrice, il crudele principe Tefnakt si prepara all'invasione….Beh! niente male come pathos, forse un po' troppo guerre stellari, tuttavia…


9 - Medioevo

Per il medioevo, invece, le chiavi di lettura risultano più varie e toccano registri assai diversi; infatti, con
W. SCOTT Ivanhoe,
abbiamo l'archetipo del romanzo storico; in un'Inghilterra di fine XII secolo e in un'ambientazione da ballata popolare, Wilfred di Ivanhoe è il giovane eroe che si muove tra Sassoni e Normanni per impalmare la bella Rowen. Il Cavaliere Nero (Riccardo Cuor di Leone) e suo fratello Giovanni si contendono la corona e, finalmente, si propone in scena anche una figura dalle mille fortune, soprattutto cinematografiche: Robin Hood. Personaggi di una certa piattezza psicologica, è vero, essi agiscono comunque all'interno di uno scenario d'epoca attendibile e convincente, completo di giostre e tornei.

L.MANCINELLI I 12 abati di Challant, Il miracolo di s.Odilia, Gli occhi dell'Imperatore
ci offre, sempre nello stesso genere letterario, in un contesto alpino o subalpino dell'Italia del XII secolo, una carrellata di tipizzazioni: il crociato, la castellana, il filosofo, l'inventore, il cercatore di piante officinali, il trovatore, la badessa….tutte figure che riassumono il clima e le atmosfere di un medioevo, forse di maniera, che riserva comunque delle suggestioni, a volte non usuali (l'indugio su alcuni costumi gastronomici e, quindi, su particolari sapori, per es.).

U. ECO Il nome della rosa,
Qui siamo già nel XIII secolo, secolo di grandi trasformazioni, allegoricamente sintetizzate dal rovinoso incendio della biblioteca di un'importante abbazia, simbolica fine di un monopolio culturale religioso a favore dei laici studia universitari.
In realtà, l'autore si rifiuta di rivelare cosa voglia dire il libro e, alla fine, lo stesso Adso da Melk, il narratore, confessa all'ignoto lettore di non sapere se la storia "che ha scritto contenga un qualche senso nascosto, e se più d'uno, e molti, o nessuno".
Libro "fatto di brani, citazioni, periodi incompiuti, moncherini di libri", vero e proprio pastiche di generi letterari diversi dove, tra infiniti sensi e infiniti livelli di lettura, ogni segno ne cela un altro (un suggerimento: perché non seguire la descrizione della pianta labirintica della biblioteca con una planimetria del federiciano Castel del Monte, quello, per intenderci, raffigurato nelle monete da un centesimo?). Se poi si segue la pista suggerita dal risvolto di copertina, Il nome della rosa si lascia leggere secondo i quattro sensi dell'allegorismo medioevale, enunciati da Dante nella epistola a Cangrande della Scala (e anche nel Convivio): romanzo storico e romanzo poliziesco - secondo l'interpretazione letterale - romanzo a chiave sulla realtà contemporanea - secondo l'interpretazione allegorica - e romanzo di idee logico-filosofiche, in cui l'etica e la semiotica si fondono - secondo il livello morale (non si indica quale sarebbe l'anagogico, tuttavia….).


10 - L'età moderna (XVI- XVIII secolo)

Attraverso l'amena lettura di un romanzo è possibile avvicinarsi ad una civiltà lontana e comprenderne taluni aspetti che, talvolta, neppure i più accurati manuali riescono a far rivivere; ecco allora:

G. JENNINGS L'Azteco
Partito dalla natia Aztlan, il giovane azteco Tenamàxtli, parente di Mixtli, si dirige alla volta di Tenochtìtlan per apprendere qualcosa sui conquistadores spagnoli che si sono impadroniti di quasi tutto l'impero azteco. Nella città si è appena consumata l'esecuzione di Juan Damasceno e i templi dedicati agli aztechi sono stati distrutti. Abituato ai sacrifici umani, il giovane assiste con indifferenza a questi terribili eventi, finché non apprende che Damasceno era suo padre. Decide perciò di vendicarlo e di imparare tutto il possibile sui costumi dei suoi nemici per scoprirne il punto debole e scacciarli dalla sua terra. Interessanti i passaggi che parlano della Xocoatl, la cioccolata che solo l'imperatore (fino a 50 tazze al giorno!), i nobili e i sacerdoti potevano bere e che veniva resa spumosa e densa da un frullino fatto di "grandi e piccoli anelli di legno separati l'uno dall'altro e legati mediante cordicelle all'asse centrale".

LUTHER BLISSET Q
Il libro, realizzato da un gruppo di giovani bolognesi che aveva deciso di firmarsi con questo "pseudonimo multiuso" e che, attualmente, si presentano come "WU MING" (=i senza nome), ci racconta, attraverso gli occhi di un testimone diretto, le vicende che hanno incendiato l'Europa della Riforma protestante, di Martin Lutero, di Carlo V e Francesco I, di Leone X e Clemente VII. Una sequenza di violenze e di intrighi, di battaglie e massacri che vanno dalla rivolta dei contadini guidati da Müntzer, alla loro definitiva sconfitta a Frankenausen nel 1525; dalla creazione del "Regno di Cristo" anabattista in Münster - Westfalia, alla sua distruzione (1534-1535), fino all'inizio del Concilio di Trento e alla fuga del protagonista a Costantinopoli nel 1553, giusto un secolo dopo la conquista di questa città da parte dei Turchi Ottomani. Il tutto narrato secondo una precisa volontà di contaminazione dei generi: a volte diario, a volte romanzo epistolare, a volte romanzo storico vero e proprio, ma sempre sostenuto da questa aurea convinzione: "I libri cambiano il mondo soltanto se il mondo riesce a digerirli"
(Luther Blissett, Q).

In attesa di aver la possibilità di acquisire: Ch. DE COSTER La leggenda di Thyl Ulenspiegel per non avere discontinuità cronologiche (in questo famoso libro si parla della rivolta dei Paesi Bassi contro Filippo II di Spagna dal 1567), si può senz'altro far riferimento al sempre affidabile

A.MANZONI I promessi sposi
che nei nostri bienni ormai non viene più preso in considerazione ("vecchio muffito?", "difficile?", "noioso?", ai posteri l'ardua sentenza!) ma che, a nostro avviso, risulta ancora magistrale, tra le altre qualità, nel presentare il clima e il respiro dell'Italia settentrionale tra 1628 e 1630, emblematica appendice di un mondo che si sta dissolvendo nella Guerra dei Trent'anni (1618-1648); aggiungere altro parrebbe cosa altamente pleonastica se non auspicare anche qui l'ingresso nella nostra biblioteca di un testo come quello di H. J GRIMMELSHAUSEN L'avventuroso Simplicissimus che di quella guerra offre un quadro che, per quanto complesso, risulta certo completo e originale.


11 - l'età contemporanea: dalla rivoluzione francese al 1848:

ancora qualche suggerimento qua e là:

H. De BALZAC Les Chouans
romanzo del 1829 in cui l'autore narra le vicende della Vandea controrivoluzionaria tra il 1792 e il 1794.
S. VASSALLI Marco e Mattio
da un autore sempre attento alla storia che, qui, ci presenta scorci tristissimi della vita tra le nostre splendide montagne della val di Zoldo e una Venezia mestamente avviata alla fine della sua indipendenza; emblematico, ancora, il protagonista: Mattio, nato a Casal di Zoldo il 12 settembre 1761 e morto a S. Servolo - Venezia l'8 aprile 1806, con un destino già scritto dalla miseria e dalla pellagra.

R .LOY Le strade di polvere
con una vicenda più o meno contemporanea alla precedente, ma con una maggior "durata", narra infatti la storia di una famiglia di agricoltori-proprietari in un villaggio piemontese del Monferrato, dall'Ancien Régime all'Italia postunitaria.

L. TOLSTOI Guerra e pace
Una citazione doverosa per un romanzo che, ovviamente, va annoverato per quel magistrale passaggio narrativo connesso con l'invasione napoleonica della Russia.

lo stesso vale per
STENDHAL La Certosa di Parma
la cui iniziale descrizione della battaglia di Waterloo, vissuta dallo sprovveduto e giovanissimo protagonista, risulta più coinvolgente di qualsiasi trattato tattico-strategico

e per
G. FLAUBERT L'educazione sentimentale
dove, tra le esperienze vissute da Frèderic Moreau, il fallimentare protagonista del romanzo, vi è anche quella intensissima della rivolta parigina, completa di barricate e colpi di fucile, del 1848.

È vero, in ogni caso, che l'inserimento in questo contesto anche dei modelli del nascente romanzo realista potrebbe condurre ad un numero infinito di altri richiami e di altre correnti letterarie (si pensi ai Miserabili di V. HUGO, per es. quando si descrivono le rivolte parigine del 1831, e così via citando), ma è proprio quello che auspichiamo!



12 - l'età contemporanea: il Risorgimento e l'Unità d'Italia

E. DE AMICIS Cuore
All'interno della cornice mieloso-perfida della vita di una regia scuola, le digressioni storico-didascaliche sull'amore di patria e sul valore, come Il tamburino sardo (24 luglio 1848 - la fatal Custoza) e La piccola vedetta lombarda (1859, dopo la battaglia di Solferino e San Martino) che rientrano nel progetto tardo ottocentesco di ricostruzione del mito risorgimentale.

I. NIEVO Le confessioni di un italiano
Uno dei più bei romanzi storici della nostra letteratura, cronologicamente collocato tra la fine del Settecento e la spedizione dei Mille, attraverso gli occhi di Carlino Altoviti, ingenuo cronista di un mondo in accelerato e imprevedibile cambiamento (imprevedibile tanto quanto il carattere della protagonista femminile, la Pisana).

G. TOMASI DI LAMPEDUSA Il Gattopardo
Un'opera giustamente famosa, dedicata alle vicende che si svolgono in una Sicilia "immobile" di fronte agli importanti eventi politici dell'epoca, quale ad esempio lo sbarco dei Mille di Garibaldi che sancisce il definitivo avvio del processo di unificazione dell'Italia. I cambiamenti sociali del periodo sono altrettanto evidenti: l'ascesa della borghesia e la corrispondente diminuzione di importanza dei nobili casati, a vantaggio appunto delle persone più intraprendenti e spregiudicate.
Concentrato per gran parte tra il 1860 e il 1862, il romanzo passa a dilatarsi nella parte finale sino al 1883 e, addirittura, al 1910 .

F. DE ROBERTO I Viceré
Al centro di questo straordinario romanzo tra Otto e Novecento si ritrova l'epopea d'una potente dinastia, la vicenda esistenziale, in buona sostanza, di un'antica famiglia catanese d'origine spagnola: gli Uzeda di Francalanza. Da tutti è ormai ripetuto il necessario accostamento tra I Viceré di Federico De Roberto e Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, cosicché quando si parla dell'uno non si può non citare anche l'altro. In entrambi pare prendere respiro un certo cliché, lo schema precostituito del romanzo storico. In realtà, come anche sottolineava Geno Pampaloni, Il Gattopardo sarebbe molto più autobiografico di quanto non si volesse far credere (forse da Tomasi di Lampedusa stesso), a scapito dell'attributo di "romanzo storico" da sempre affibbiatogli. Il vero romanzo storico della Sicilia del secondo Ottocento sarebbe, a ben guardare, proprio quello di De Roberto.

L.SCIASCIA I pugnalatori
tutt'altro che immobile, invece, appare la Sicilia all'indomani della proclamazione del Regno d'Italia in questo pamphlet storico-giudiziario: in una sola notte, quella del 1° ottobre 1862, a Palermo vengono accoltellate ben tredici persone; un vero e proprio giallo che minaccia di coinvolgere un senatore del regno: il Principe di Sant'Elia. Ma "con quel che avevano in mano, Giacosa e Mari, non erano in grado di costruire contro il Principe di Sant'Elia un'accusa tanto solida da resistere al processo dibattimentale, di fronte ad avvocati difensori che non sarebbero stati quelli dei poveri" (p.80).

F. JOVINE Signora Ava
Il problema del brigantaggio all'indomani dell'unità d'Italia vissuto nelle terre del Molise da un protagonista la cui innocenza non basta a salvarlo

S.VASSALLI Il Cigno,
(Palermo 1893 - 1920) una storia sui rapporti tra mafia e politica, che riprendeva il caso, avvenuto alla fine dell'Ottocento, dell'omicidio di Emanuele Notarbartolo, sindaco di Palermo, nonché direttore del Banco di Sicilia. Si trattò del primo delitto di Cosa Nostra e fu anche la prima volta che in un processo fece la sua comparsa la parola mafia. Di questo primo delitto di mafia fu accusato un politico che era stato addirittura fiduciario di Francesco Crispi, nel momento in cui Crispi era divenuto primo ministro. Ovviamente venne assolto dopo un processo che divise il Paese. Dice Vassalli: "Tutto era già stato scritto cento anni fa. Avevo deciso di raccontare un caso, credendo di rendere un servizio al mio Paese. In quella storia appartenente al nostro passato c'era dentro proprio tutto: l'Italia con il suo presente, il suo futuro e purtroppo anche con la sua capacità di dimenticare".

13 - l'età contemporanea: Bellicismo, Colonialismo e imperialismo nell'Europa tra Otto e Novecento.



G DE MAUPASSANT Palla di sego
Scritto nel 1880, il racconto è ambientato durante quella guerra franco-prussiana del 1870 che determinò la fine del II Impero in Francia e creò i presupposti per un profondo desiderio di revanche della Francia stessa nei confronti della Germania. In questo caso lo sfondo della guerra è tuttavia pretesto per una riflessione su altre perverse modalità di azione degli uomini.

R.KIPLING Kim
romanzo pubblicato nel 1901. È la storia di un ragazzo irlandese in India che, persa in qualche modo la cognizione delle sue origini, vive una serie di curiose avventure in un viaggio a fianco di un lama, alla volta di un fiume sacro. Scoperto da un reggimento britannico, Kim viene istruito ed entra, poi, nei servizi segreti. Alle pagine di chiaro tono avventuroso si alternano momenti in cui traspare forte, pur in un clima di paternalistica degnazione, il fascino del conquistato sul conquistatore.

E. M. FORSTER Passaggio in India
romanzo pubblicato nel 1924 che riceve il titolo dalla poesia di Whitman, Passage to India, imperniata sul tema del superamento delle barriere geografiche razziali e culturali che dividono gli uomini. Ambientato appunto nell'India dei primi decenni del secolo, il romanzo rappresenta attraverso la storia del rapporto tra il medico musulmano Aziz e il professor Fielding i conflitti sociali e culturali che rendono impossibile un'intesa fra gli occupanti inglesi, privi di ogni calore umano, e gli Indiani pieni di diffidenza. Criticato all'epoca della pubblicazione per supposto spirito antibritannico, è uno dei pochi libri inglesi in cui gli Indiani trovano un ritratto accettabile di se stessi.

…e per concludere
M. DURAS L'amante
la storia d'amore di una francese quindicenne con un giovane miliardario cinese, sullo sfondo di un ritratto di famiglia nell'Indocina degli anni Trenta (dalla quarta di copertina).

M. DURAS Il viceconsole
inserito nella serie di opere "scene di vita d'Oriente", in questo romanzo siamo trasportati in India, nella Calcutta di inizio secolo dove una piccola società europea, in bilico tra rispetto delle forme e cedimento ad una deriva sensuale, cerca disperatamente di mantenere spazi di identità: nell'ambasciata di Francia si balla e fuori si muovono folle di mendicanti, di lebbrosi, di cani….

Con la Duras ritorniamo al Novecento, un modo per affermare che, secondo il principio dell'anaciclosi, a questo punto, lungi dall'essere conclusa, la storia ricomincia…..



Venezia, 3 dicembre 2002

Antonio MARCHIORI

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UN NUOVO STRUMENTO



Più si è vicini all'oggetto osservato e tanto meno, a volte, si riesce a coglierne una visione che ce ne fornisca una immagine sufficientemente esauriente. Un paesaggio deve essere visto di lontano per percepire, ad un tempo, la fine e l'inizio di una valle, l'una riva e l'altra di un lago, la vetta e, insieme, i contrafforti di un monte …
Lo stesso avviene per l'indagine sulla letteratura di un'epoca. Non abbiamo difficoltà, anche perché a questo ci ha abituati una certa pratica didattica per la verità non del tutto dannosa, a classificare, quasi entomologi o botanici abusivi, un secolo con un semplice attributo. Ecco allora definire il '600, il secolo del Barocco. Il '700, il secolo del razionalismo … (ben consapevoli che questo ragionare per sintesi estreme, pur pedagogicamente utile, non ci esime dal rischio di eccessive semplificazioni). Per l'800 la cosa riesce già più difficile, per il '900 appare impresa da far tremar le vene e i polsi. Questo secolo, che ancora ci portiamo addosso, ci appare, letterariamente parlando, un ginepraio di esperienze diverse e, non di rado, difficilmente raffrontabili. Che fare pertanto?
Rinunciare all'impresa, battendo in ritirata e accontentarsi di veder chiaro in qualche angolo, senza accendere la luce che ci rischiari la stanza? Oppure, semplicisticamente, per ossessione di sintesi e di coincidentia oppositorum, far entrare capra e cavoli (per non parlar del lupo) nella stessa barca?
L'ardua sentenza dovrà forse essere demandata ai posteri, non possiamo però cedere del tutto le armi.

Ecco che un importante strumento, recentissima acquisizione della biblioteca di Istituto, ci viene in soccorso. Sono quattro volumi di aggiornamento sul '900, prosecuzione di un'opera ormai classica, la Storia della letteratura italiana, diretta da E. Cecchi e N. Sapegno (nomi ben noti a chi si diletta di studi letterari).

Si tratta di un viatico prezioso, di una mappa che, pur introducendoci nel fitto della foresta, ci consente di ritrovare, quando lo si voglia, la pista.
Ecco allora, come in ogni storia letteraria che si rispetti, i capitoli dedicati ai più rappresentativi scrittori del nostro '900, ma anche ampie trattazioni su poesia, prosa, teatro.
Di grande interesse i capitoli che indagano i rapporti tra letteratura e arte, giornalismo, cinema, televisione, editoria, informatica (ebbene sì, anche l'informatica può dare un determinante apporto agli studi letterari), insegnamento (ebbene sì, esiste ancora una (sparuta?) riserva indiana che ritiene la letteratura esperienza formativa).

Gli inserti iconografici sono, va da sé, tutti da vedere.

Di appassionante consultazione gli schedari su poeti e scrittori, e anche sulle opere, che forniscono preziosissime e sintetiche notizie bio-bibliografiche, nonché la ricca e aggiornata bibliografia generale.
Un capitolo è dedicato anche ai premi letterari (per chi eventualmente aspirasse …).

Solo una eventualità paventiamo non poco. Dell'opera possediamo un'unica copia. Quindi, per favore, che l'afflusso sia ordinato e non nascano tafferugli …!


Germano Basaldella




Opere presentate

diretta da E. CECCHI e N. SAPEGNO Storia della letteratura italiana, Il Novecento, 2 voll.
diretta da E. CECCHI e N. SAPEGNO Storia della letteratura italiana, Scenari di fine secolo, 2 voll.

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COME UNA BIBLIOTECA VERA




Senza troppo rumore, la biblioteca del Gritti sta diventando sempre più una cosa seria.
Anche noi possediamo una edizione nazionale, della quale, come capirete fra poco a mistero svelato, con maggior competenza e acribia ne potrebbe esaurientemente trattare colui che, nell'Istituto, si muove ormai tra guitti e capocomici, quinte e copioni con l'agilità di un pesce nell'acqua. Intendo, ma del tutto superflua è la precisazione, il grande Impresario, il Mangiafuoco burattinaio che mastica oramai pane e teatro, intendo, ma tutti l'avranno già capito, il prof, Marchiori.
Ma non fuggiremo l'impari confronto, tale è il piacere di informare il Gritti tutto che siamo entrati in possesso, per ora di 27 volumi, dell' edizione nazionale delle opere di Carlo Goldoni edita da Marsilio, prezioso omaggio della Fondazione Cassa di Risparmio.
Per quei venticinque lettori che non lo sapessero, un'edizione nazionale è l'edizione critica di tutte le opere di un autore, realizzata spesso con contributi di enti pubblici o privati, curata da studiosi prestigiosi e che rappresenta pertanto un punto fermo nella storia della fortuna di quell'autore.
Goldoni è uno dei pochi scrittori, anche per ovvie ragioni di contiguità geografica, che non abbia bisogno di presentazioni, che sia familiare anche a chi è digiuno di studi letterari. I meno giovani, come ahimè ormai noi siamo, ricorderanno di essersi spesso imbattuti in Goldoni nell'appuntamento che la Rai dedicava, il venerdì sera, al teatro.
Ben più familiarità con le scene avevano invece i contemporanei del nostro autore, se pensiamo ai circa dieci teatri che nella Venezia del settecento lavoravano a pieno ritmo, riversando sulla scena la strada e la frenetica vita di una città, pure avviata ormai a un inesorabile declino, oppure incantando il pubblico con le favole esotiche dell'acerrimo rivale Gozzi.
È forse la vita che oggi non offre materia per i palcoscenici? O manca forse un occhio attento, acuto, ironicamente partecipe dell'affannarsi della vita di ogni giorno, quello stesso occhio, eternato nel bronzo del monumento che sovrasta campo S. Bartolomeo, che sembra ancor oggi scrutare un'umanità affannata per trarne qualche scena, qualche personaggio bizzarro, qualche situazione grottesca?
Non ci parla dei massimi sistemi Carlo Goldoni (a proposito, piccolo quiz, senza premi, per gli studenti: dove si trova la casa natale del Nostro?) eppure attraverso quelle chiacchiere da campiello, quelle intricate tresche per concludere un matrimonio, gli imbrogli di un servo astuto, quelle liti esilaranti ci fa entrare in una dimensione quotidiana, antierioca, ma molto vera della vita di tutti.
Vi invitiamo pertanto numerosi alla lettura di almeno una commedia del nostro autore, invito rivolto in modo particolare agli studenti di quarta.
Ci sarebbe piaciuto concludere con una citazione, si tratta del giudizio altamente positivo che Leopardi dà di Goldoni, non siamo riusciti a reperire il luogo (altro piccolo quiz senza premi, chi ce lo saprebbe indicare?).

Infine, un appello: certo Goldoni è da leggere, ma il teatro è fatto per vedere. In Istituto possediamo un'unica cassetta, si tratta di Sior Todaro brontolon.
Qualcuno potrebbe contribuire a rimpinguare questa scarsa scarsissima dotazione?


Germano Basaldella

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LA STELLA DI SARA



Sara deglutì nervosa.
Inspirò profondamente con apparente calma, ma tranquilla non era.
Il vento gelido le scompigliava i capelli e le sferzava il volto, facendola lacrimare.
Batteva i denti, e non solo per il freddo…
Aveva paura…
Laggiù, sotto di lei, le automobili minuscole procedevano lente, anche se in realtà la velocità e la dimensione delle vetture erano falsate dall'elevata altezza del punto in cui Sara si trovava.
Sospesa nel vuoto, con sotto ai piedi il minimo spazio d'appoggio che le consentiva di rimanere in precario equilibrio a trenta metri dal suolo, Sara cercava di farsi coraggio…
"Un piccolo passo in avanti - si diceva - una piccolissima spinta e tutto finirà, finalmente…".
Sara voleva dare un taglio definitivo alla sua esistenza: basta, non ne poteva più.
Troppi problemi…
Troppe avversità, enormi ostacoli che i suoi sedici anni non riuscivano più ad affrontare…
E poi… era stanca.
Stanca dei medici che, dopo ogni visita, le prospettavano il miraggio di una guarigione che lei invece riteneva ormai irraggiungibile.
"Notiamo miglioramenti… faremo altre analisi…" la rassicuravano, raccomandandole pazienza e fiducia.
Ma lei sentiva la sua situazione inesorabilmente insostenibile, da troppo tempo ormai.
Non ne poteva più.
E così si trovava lì, sul cornicione del suo palazzo… proprio davanti alla finestra di camera sua, sola… sola, circondata dai suoi problemi e dalle sue angosce.
E Luca… Lo amava troppo per far sì che lui potesse abbandonare il suo cuore e la sua mente.
Perché la loro storia era finita?
Lui le aveva detto: "È meglio ritornare buoni amici…".
No, non era possibile, il loro Amore doveva continuare… non sarebbe mai riuscita ad accettare che il suo Luca venisse abbracciato e baciato… che appartenesse ad un'altra.
Certo, era semplice per le amiche sentenziare: "Coraggio, non è la fine del mondo…
vedrai che riuscirai a trovare un ragazzo che ti vorrà veramente bene, presto guarirai e tutto cambierà… lui si è comportato in maniera meschina…".

Basta…
Meglio farla finita una volta per tutte…
Ma perché non riusciva a fare quel maledetto passo, l'ultimo della sua vita? - si chiedeva.
Sembrava quasi paralizzata.




Notò con dispiacere che lassù in cielo la sua stella preferita, scoperta in una notte magica tra tante altre molti anni prima, quando ancora era bambina, era sparita: un segno del destino, pensò… "È scomparsa la mia stella, dovrò cessare di esistere anch'io".
Assorta nei suoi pensieri, trasalì quando s'accorse della presenza, accanto a lei, sullo stesso cornicione, di un Ragazzo che le iniziò a sussurrare serenamente frasi dolcissime ma al tempo stesso decise.
"Sì… è vero, probabilmente adesso senti il mondo crollarti addosso, ma devi accettare il fatto che la vita è costituita da alti e bassi, ed è bella proprio per la varietà di situazioni che ci offre, a volte attese e desiderate, a volte inaspettate.
Una porta si chiude, d'accordo, ma uno spiraglio rimane sempre aperto… solo che inizialmente non ce ne rendiamo conto e, troppo presi dal nostro dolore, ci nascondiamo in noi stessi… ma quando ci accorgiamo che la vita attorno continua e timorosi apriamo incuriositi una nuova porta, notiamo che essa può celare gradite sorprese, e così ritorniamo a sorridere.
E anche se ci sentiamo soli, in realtà c'è Qualcuno che ci sta sempre accanto, ci sorregge pazientemente e non ci abbandona mai…".
A mano a mano che il tempo trascorreva, ogni volta che le automobili sfrecciavano al di sotto di lei, Sara provava una sensazione intensa, indefinita, impetuosa: sentiva vincere dentro di sé la voglia di vivere.
Non capiva come e perché… sapeva solo che mentre i minuti scorrevano riusciva a vedere con maggiore obiettività i suoi problemi ridimensionarsi, rimpicciolirsi fin quasi scomparire…
Ad un tratto decise: ora o mai più.
Era il momento della scelta, definitiva.
Guardò per l'ultima volta in basso, scosse la testa e indietreggiò.
Scavalcò la finestra e rientrò nella sua camera, il suo nido caldo ed accogliente.
Fuori, il Ragazzo emise un profondo sospiro di sollievo: ancora una volta era riuscito nella sua missione, da bravo Angelo Custode…
Ora poteva ritornare lassù in cielo, a splendere sotto forma di stella…
… A splendere sotto forma della stella di Sara.

Linda Bertoni (classe 4A)


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ITT A. GRITTI - BIBLIOTECA
DATI RELATIVI AI PRESTITI ANNO SCOL. 2001/2


narrativa, poesia, teatroAltro
personale docente e non doc.96191
1A124
2A32
3A/8
4A110
5A2228
1B3/
2B11
3B710
4B810
5B821
1C419
2C31
3C51
4C4/
5C3745
1D1/
2D/5
3D/15
4D/4
5D1531
1E636
2E/2
3E810
4E88
5E4042
1F152
2F109
3F/2
4F315
5F1051
1G44/
2G212
3G14
4G22
1H16/
2H3/
3H20/
4H3215
5H2786
1I623
TOTALE652655



DATI RELATIVI A BIENNIO E TRIENNIO
narrativa, poesia, teatroaltro
biennio29891
triennio258373


DATI RELATIVI ALLE CLASSI
narrativa, poesia, teatroaltro
classi prime25769
classi seconde4122
classi terze4150
classi quarte5864
classi quinte159259

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