BOLLETTINO DELLA BIBLIOTECA dell' ITTS "Andrea GRITTI"

Gennaio 2002

IN QUESTO NUMERO:

 

PRESENTAZIONE

  

Esce il primo Bollettino di questo anno scolastico, a quasi un anno di distanza dal precedente. Ci impegniamo comunque formalmente a realizzarne almeno un altro prima della fine dell’anno.

 

Si tratta di un numero quasi monografico, dedicato al teatro.

Il prof. Marchiori, ormai saldamente alla guida del carro di Tespi dell’Istituto Gritti, ci fa compiere un vertiginoso e sostanzioso viaggio attraverso la storia, seguendo il filo di Arianna del teatro. Scopriamo pertanto quanta materia la storia abbia offerto alla scena e, nello stesso tempo, la dotazione tutt’altro che trascurabile della biblioteca dell’Istituto in fatto di teatro.

Si parva licet …, il prof. Basaldella aggiunge una breve e modesta nota sull’importanza del genere teatrale e dell’idea di finzione nella cultura occidentale.

Il prof. Tonon, novello Svejk provetto conoscitore di viuzze dorate e di birrerie storiche, ci offre un allettante approccio turistico-letterario (arricchito di immagini) alla città di Praga, visto che la capitale ceca è, tra l’altro, diventata meta privilegiata di viaggi di istruzione.

Offriamo inoltre un resoconto dell’attività di prestito effettuata dalla biblioteca di Istituto lo scorso anno scolastico, fornendo i dati di ciascuna classe e quelli suddivisi tra biennio e triennio.

 All’attenzione dei docenti di geografia !

La biblioteca ha recentemente acquisito 15 copie di un atlante aggiornato al 2001.

 

Buona lettura !

La commissione biblioteca

 

 


 

TEATRO E STORIA – UNA PROPOSTA

Non so bene per quale pulsione (non conoscete il recondito significato di questa parola? Non avete presente l’incalzante imperativo che ad essa si accompagna? Ma allora non avete letto il prezioso contributo del mai troppo rimpianto Andrea Mugnolo, intitolato Letteratura e psicoanalisi, presente nel Bollettino della Biblioteca Gritti, numero unico del 2001!), non so bene per quale pulsione, dicevo, io mi ritrovi a dover scrivere di teatro, sta di fatto che non solo mi è impossibile eluderla ma, ahimè la fatica, debbo inevitabilmente assecondarla.

Assecondarla come? Ovviamente parlando dei testi di teatro presenti nella Biblioteca del nostro Istituto e cercando di trarne, missione impossibile (?), qualcosa di curioso o stimolante per spazzar via le eventuali ragnatele che, impietose, tali testi in qualche caso hanno coperto con il loro abbraccio un po’ soffocante.

Il filo di Arianna che mi sono ritrovato in mano per dipanare questo percorso, e per evitare un puro e semplice elenco di opere che sarebbe risultato, oltreché noioso e inutile, forsanche controproducente, è stato quello della Storia, scoprendo (niente di originale, beninteso) che attraverso il teatro è possibile rivisitare, talvolta in modo bizzarro e nuovo, un po’ tutto l’epico racconto di se stesso che l’uomo ha tracciato lungo il corso della sua esistenza, dalle nebbie del mito sino all’odierna quotidianità.

Potrebbe risultare divertente incrociare le diverse epoche storiche con le diverse culture e tradizioni teatrali, e scoprire, alla fine, che ne esce sempre la stessa sintesi, fatta di grandezza e di tante miserie, che unisce le innumeri differenti vite degli uomini in quell’unico fiume esistenziale che è la Storia…. o la scena, fa lo stesso.

Con una premessa che potrà anche dar lo spunto per ulteriori arricchimenti del nostro patrimonio librario: è ovvio che questa ideucola di percorso vuol esser tutt’altro che esaustiva, in rapporto anche (e questo è un buon alibi) a quelle che sono le attuali modeste possibilità di consultazione che, per quel che riguarda la drammaturgia, la nostra Biblioteca può offrire. Tanto per fare un esempio, nulla si ha della letteratura americana che pur annovererebbe testi importanti per questo particolare percorso, come Assassinio nella Cattedrale (1935) di T.S. Eliot che parla di Enrico II Plantageneto e di Thomas Beckett, suo arcivescovo, ucciso nella cattedrale di Canterbury nel 1170.

Magari in un futuro, ci si augura prossimo, potremo ovviare a questa e a qualcun’altra dolorosa lacuna.

Per giungere subito in argomento, è possibile già trovare testi teatrali che elaborano tematiche legate alla saga troiana e alla guerra che nel territorio di questa città incontra il suo epicentro e che in Omero ha trovato un cantore ineguagliabile. Il testo di W.SHAKESPEARE, Troilo e Cressida, per esempio, è dedicato al giovane figlio di Priamo re di Troia, Troilo appunto, che è innamorato di Cressida che, guarda il caso, è figlia del traditore Calcante, sacerdote troiano passato al servizio degli Achei; possono le colpe dei padri ricadere sui figli? Evidentemente sì. Sempre nello stesso contesto si colloca anche il dramma di Heinrich VON KLEIST, Pantesilea, che capovolge, con originalità, il mito greco secondo il quale la regina delle Amazzoni è uccisa sotto le mura di Troia da Achille che s’innamora della morente; qui infatti Pantesilea uccide Achille e in un impeto di ferocia arriva a morderne il cadavere. Accattivante no? Il dramma della distruzione di Troia, in realtà, avrebbe la possibilità di esser seguito anche nei mille rivoli di conseguenze che da esso derivano, basterebbero l’Orestea di Eschilo, per esempio, o l’Aiace di Euripide o l’Agamennone di Vittorio Alfieri, ma… in questo caso si lancia l’idea di un concorso "trova il dramma!" i cui risultati verranno senz’altro pubblicati nel prossimo bollettino.

Senza perdersi negli ambigui confini del mito, infatti, si può già contare su una notevole messe di titoli che riguarda la storia antica e che merita senz’altro di essere citata: innanzi tutto i libretti d’opera di P.METASTASIO, Semiramide riconosciuta (cfr. Libretti d’opera italiani) (1729) (con una Semiramide di ben diverso spessore morale di quella che ci è presentata da Dante nel canto V dell’Inferno) e di N. MINATO – S. STAMPIGLIA, Il Xerse (cfr. Libretti d’opera italiani) (1694) che riguardano l’area mesopotamica e la Persia; in stretta connessione con il Serse si pone la famosissima tragedia di ESCHILO, I Persiani, da cui si possono trarre informazioni attendibili, pur se di parte, che derivano da un testimone oculare (Eschilo era stato un Maratonomaco nella prima guerra persiana) di quegli storici eventi che, secondo Tucidide, posero il fondamento della futura potenza di Atene e della sua egemonia; è questa una citazione, poi, che ci permette di addentrarci nel periodo della Grecia Classica e di richiamare W.SHAKESPEARE, Timone d’Atene (ambientato nella fase più oscura ed ambigua della guerra del Peloponneso, con la figura dominante dell’ambizioso Alcibiade e con Timone che, eroe tragico, finisce vittima dei tempi). Si può trovare persino un riferimento al periodo Ellenistico sempre grazie a W.SHAKESPEARE e al suo Pericle, principe di Tiro (dove si rappresenta lo scontro tra questo principe e Antioco, re di Antiochia di Siria, in quel contesto da resa dei conti tra i successori di Alessandro Magno che fu il primo ellenismo).

Addirittura imbarazzante risulta, a questo punto, la scelta dei drammi ambientati nel periodo di Roma antica, il cui numero è tale che è possibile seguire, proprio attraverso i testi teatrali, le grandi fasi che hanno contraddistinto la storia di questa grande potenza: vi sono infatti drammi che si ambientano nel periodo della monarchia, e di cui si debbono citare: P.CORNEILLE, Horace, col tragico dissidio d’affetti e d’onore provato dall’eroico Orazio, unico sopravvissuto alla sfida contro i Curiazi, costretto ad ammazzare la propria sorella, già fidanzata ad uno dei nemici albani e, insieme, il libretto d’opera di A. SOGRAFI, Gli Orazi e i Curiazi (cfr. Libretti d’opera italiani) (1796), che presenta l’ennesima rielaborazione di questo leggendario e drammatico episodio della storia pristina di Roma, al tempo del terzo re di Roma, Tullio Ostilio e del suo collega Mezio Suffezio, dittatore di Alba.

Alla prima fase repubblicana, invece, appartiene il dramma di W.SHAKESPEARE , Coriolano, ambientato attorno al 493 a.C., in cui spicca la controversa figura del patrizio Caio Marzio, detto Coriolano, coraggioso ma terribilmente classista, tanto da schierarsi con i Volsci, nemici giurati dei Romani, per ripicca contro i Plebei; salvo poi pentirsi ed espiare con la vita la fanatica esaltazione di se stesso (un bell’esempio di rielaborazione di una fonte storica ben nota: il Plutarco delle Vite parallele).

Si collocano invece nelle fasi più calde della fine della repubblica romana i drammi, ancora, di P.CORNEILLE, La mort de Pompée, cronaca della triste fine di questo campione anticesariano, ucciso a tradimento da Tolomeo d’Egitto, proprio là dove sperava di trovar protezione e rifugio e quello di V.ALFIERI, Bruto Secondo (minore), (ancora Plutarco la fonte storica) in cui Bruto cerca di persuadere Cesare a tornare ad essere un privato cittadino mentre Cesare, ovviamente, si rifiuta, deve portare a compimento una campagna punitiva contro i Parti, mica si possono abbandonare così, su due piedi, i nobili progetti! L’uccisione del dittatore nella "Curia di Pompeo" conclude questa tragedia che sembra rinviare ai drammi di W. SHAKESPEARE , Giulio Cesare e Antonio e Cleopatra che, ovviamente, narrano le tragiche e torbide vicende che fanno da preludio alla istituzione del principato da parte di Ottaviano Augusto.

Con l’inizio dell’Impero non diminuisce la tensione espansionistica dei romani, anche se lo stesso Augusto deve conoscere qualche passo falso, uno di questo è rappresentato dalla sconfitta del generale Varo al Saltus Teutoburgensis (foresta di Teutoburgo) contro i Germani di Arimino, come ci racconta HEINRICH VON KLEIST, nel suo Arimino, dove la sconfitta romana viene ad avere una duplice possibilità di lettura storica, proponendosi infatti anche come metafora dell’auspicata sconfitta dei Francesi di Napoleone che hanno invaso l’Europa (il dramma è del 1807).

Ma impero romano significa anche intrighi di palazzo, lotta sanguinosa per il potere, straniamento del principe dalla realtà: si vedano a questo proposito A. CAMUS, Caligula o il libretto d’opera di G. FRANCESCO BUSENELLO, L’incoronazione di Poppea (cfr. Libretti d’opera italiani) (1643), tratto da Cornelio Tacito, in cui compaiono Nerone, Seneca e l’ambigua Poppea in una sequenza mozzafiato di tradimenti, uccisioni ed esili (si sente la mancanza, a questo proposito, di un testo come l’Eliogabalo di Antonin ARTAUD, che riusciremo a recuperare, prima o dopo).

Per non dimenticare, poi, la nascita e la diffusione del cristianesimo durante l’impero e le persecuzioni cui sono stati sottoposti i primi cristiani, come è possibile evincere dalla storia del martire scelto da P. CORNEILLE, nel Polyeucte (1643), una tragedia sacra in cui si narra la vicenda di un martire vissuto nel III sec. d.C. e morto nel 250 sotto l’imperatore Decio, proprio durante una delle ultime persecuzioni contro i cristiani.

Belle storie davvero, edificanti anche, che ci permettono di traghettare verso il periodo medievale grazie ad uno dei nostri classici, l’Alessandro MANZONI dell’ Adelchi, che ci porta nell’Italia dell’alto medioevo nel momento in cui al dominio Longobardo si sostituisce quello dei Franchi di Carlo Magno. Il protagonista della tragedia è Adelchi, figlio di Desiderio, ultimo re longobardo, descritto nella sua romantica e commovente onestà, sino alla morte avvenuta a Verona.

Si può senz’altro partire da qui per dirigersi verso gli spazi della Riconquista, nella Spagna del Cid Campeador, che P.CORNEILLE, in Le Cid , ci presenta non nelle vesti del Matamoros, ma in quelli più galanti di Don Rodrigo che lotta per Chimène, la sua amata, contro lo stesso padre di lei; in contemporanea si può volgere lo sguardo al Mediterraneo centrale con HEINRICH VON KLEIST, e il suo Dramma di Roberto il Guiscardo, con il duca normanno che viene descritto nel momento della sua massima potenza, quando giunge, cioè, sotto le mura di Costantinopoli e minaccia direttamente l’integrità dello stesso impero bizantino; anche in questo caso Kleist (1802) "parla a suocera perché nuora intenda" e il bersaglio, ancora una volta, è Napoleone e il suo imperialismo.

Vi è la possibilità anche di analizzare il passaggio involutivo del papato nello scorcio finale del XIII secolo, attraverso il bellissimo dramma di I. SILONE, L’avventura d’un povero cristiano: siamo nell’agosto del 1294 e nella basilica di Santa Maria di Collemaggio, all’Aquila, viene coronato pontefice l’eremita Pietro Angelerio del Morrone, eletto dal conclave di Perugia; sembra giunto il momento per la Chiesa di rinnovarsi profondamente, ma… dopo pochi mesi di pontificato il buon eremita lascerà il soglio pontificio nelle mani del Caetani, quel Bonifacio VIII che lo imprigionerà nella rocca del Fumone e lo farà uccidere da un suo sicario.

Dalla "monarchia" della chiesa è possibile passare così alla Francia e all’Inghilterra del XIV-XV secolo, nel momento in cui questi regni hanno intrapreso il faticoso percorso verso la formazione della monarchia nazionale, un percorso che si può seguire attraverso la vertiginosa sequenza di drammi storici proposti nel suo ciclo inglese da W. SHAKESPEARE : Re Giovanni, Enrico IV (parte I e II), Riccardo II, Enrico V, Enrico VI (parti I, II e III), Riccardo III, che coprono un periodo precedente la Guerra dei Cento Anni fino alla guerra civile delle "due rose"; oppure attraverso il sempre suggestivo episodio di Giovanna d’Arco, secondo la versione di Fr. SCHILLER, La Pulzella di Orléans (1801), tragedia romantica dell’ultima fase della Guerra dei Cento Anni, nel momento in cui Giovanna occupa la scena: siamo nel 1428, durante l’assedio inglese e borgognone di Orléans; nel 1429 ella riesce a liberare la città dall’assedio e fa incoronare Carlo VII a Reims; da quel momento in poi la sua stella si oscura inesorabilmente fino alla cattura da parte dei borgognoni, la consegna agli Inglesi e la condanna a morte sul rogo eseguita nel 1431. Interessante rilevare che con questo dramma Schiller si pone in aperta polemica con Voltaire e restituisce a Giovanna i tratti della vergine ispirata, esecutrice di una missione divina, consegnandola alla venerazione del XIX secolo e alla cinematografia del XX.

In contrapposizione all’affermarsi delle monarchie nazionali, invece, l’Italietta degli stati regionali contrappone beghe di campanile e continuo bellicismo; ce lo dimostra ancora una volta A. MANZONI, con il suo Il Conte di Carmagnola, rielaborazione drammatica della ultima fase della vita di Francesco Bartolomeo Bussone, contadino, che prese il nome di guerra, forse verso il 1390, dal suo paese natale, Carmagnola appunto; già agli stipendi di Facino Cane, a sua volta celebre condottiero, viene descritto nel momento in cui, al servizio della Serenissima, guida le truppe veneziane alla grande vittoria di Maclodio contro il ducato di Milano nel 1427 (pace del 1428) e, successivamente, caduto in disgrazia e sospettato di cospirazione, viene condannato a morte dalla stessa Serenissima. Litigiosità e discordie anche interne, quindi, persistenti negli staterelli della "ruina politica" dell’Italia nella storia moderna, come ci evidenzia Fr. SCHILLER, in La congiura di Fiesco a Genova (1784), che si ispira ad una congiura contro i Doria condotta a Genova nel 1547 dal conte Fieschi di Lavagna (che combatte la tirannide ma è un potenziale tiranno egli stesso): la accurata e diffusa documentazione storica è citata in premessa al dramma.

Di ben diverso spessore politico le vicende drammatiche in altre parti dell’Europa moderna, come quelle che hanno gettato le ulteriori basi per l’affermarsi della Confederazione Elvetica e che ci vengono narrate ancora una volta da Fr. SCHILLER, nel suo Guglielmo Tell . Preparato attraverso un’accuratissima e puntigliosa analisi storico-geografica della Svizzera cinquecentesca, Schiller (che era professore di storia all’Università di Jena) crea qui un vero e proprio "dramma popolare" e, insieme, una "cronaca drammatizzata ad andamento quasi epico" che ispirerà la musica del nostro Gioacchino Rossini.

O, ancora in Inghilterra, le vicende shakespiriane dell’Enrico VIII e, insieme, quelle della sua seconda moglie così come ci vengono presentate da F. ROMANI, nel suo libretto d’opera dedicato ad Anna Bolena (cfr. Libretti d’opera italiani), per il cui amore Enrico VIII ripudiò Caterina d’Aragona, sua prima moglie. Disgustato però da Anna, il volubile sovrano la ripudiò a sua volta per Giovanna di Seymur: Anna, accusata di tradimento della fede coniugale, alla fine, venne giustiziata. Che drammoni nella Inghilterra di Tommaso Moro!

E per il secondo ‘500? Beh, qui abbiamo la possibilità di passare attraverso la triste vicenda raccontataci da Fr. SCHILLER, a proposito di Maria Stuarda (1542-1587), regina di Scozia piuttosto passionale, bella e cattolica che ha la splendida intuizione di rifugiarsi, nel 1568 (data da tenere d’occhio, saprete presto perché!) presso Elisabetta I che, con tutte le delicatezze del caso, la fa imprigionare e quindi decapitare nel 1587, per giungere ad una vera chicca storica: la figura di Don Carlos. Chi era costui? Secondo quella che si definisce realtà storica, Don Carlos, figlio di Filippo II e di Maria, Infanta di Portogallo, morta 4 giorni dopo il parto (8 luglio 1545), fu deforme, violento, dissoluto, squilibrato (una tara derivatagli dalla bisavola Giovanna la Pazza). Innamorato di Anna d’Austria, fu arrestato dal padre Filippo nella notte tra il 18 e il 19 gennaio 1568 (eccola qui la coincidenza! Vedete come tutto si tiene!?) e morì in prigionia per eccesso di cibo il 23 luglio di quell’anno. L’accusa era stata quella di ribellione e benevolenza per i popoli delle Fiandre, di eresia per frasi empie, di simpatie al protestantesimo e attacchi a prelati autorevoli, di progettato omicidio (anche del padre). Ebbene, nei drammi di Fr. SCHILLER , Don Carlos e di V. ALFIERI, Filippo (1789), Don Carlos è un giovane "con il viso bellissimo e gli occhi pieni di fuoco e di intelligenza" che si contrappone ad un Filippo II, re di Spagna, che mostra uno spirito di tirannide totale che lo isola e lo tormenta. Filippo II, la corte spagnola, la ribellione dei Paesi Bassi, un Don Carlos dalla doppia personalità…se non sono ingredienti forti questi!

Forti, del resto, come quelli che ci propongono i drammi che si ispirano alla guerra dei Trent’Anni (1618-1648), e che ci vengono, innanzi tutto, da B. BRECHT, con il suo arcinoto Madre Courage e i suoi figli (Mutter Courage und Ihre Kinder), che ha come protagonista la vivandiera Anna Fierling impegnata a sopravvivere nell’anno del signore 1624 a Dalarne, durante la cosiddetta fase boema della Guerra e, in seconda battuta, ancora da Fr. SCHILLER, con la sua trilogia del Wallenstein : L’accampamento di Wallenstein, I Piccolomini , La morte del Wallenstein.

Una trilogia drammatica, derivata dal saggio Geschichte des dreissigjähringen Krieges, 1791-1793 dello stesso autore, in cui viene analizzato il tema della libertà dell’uomo a confronto degli eventi e che, oltre al celebre condottiero boemo, ci presenta un’altra suggestiva figura tragica, quella di Gustavo Adolfo re di Svezia.

Il XVII secolo non potrebbe chiudersi più degnamente di quanto si possa fare con il Principe di Homburg (1827) di HEINRICH VON KLEIST, dedicato alla nascita della Prussia e ambientato, seppur molto liberamente, durante la guerra dei Prussiani contro gli Svedesi del 1675.

Arriviamo così a grandi passi, oramai piuttosto incerti, per la verità, alla vicenda che ha proiettato l’Europa verso la storia contemporanea: la Rivoluzione Francese; ne possiamo seguire le vicende attraverso gli occhi privilegiati di un avvocato di provincia che diverrà uno dei più discussi protagonisti di questo evento, cioè Robespierre, grazie al dramma di Federico.ZARDI, I Giacobini, che abbraccia il periodo tra il 1785 (la prima scena, infatti, è ambientata nella casa di Robespierre, nel 1785, appunto) e il 24 giugno 1794, momento in cui la stella di Robespierre si oscura definitivamente; oltre a lui, ovviamente, nel dramma compaiono anche Saint-Just, Desmoulins, Fouché etc. e tanti altri coprotagonisti della Rivoluzione che sta a voi individuare e riconoscere.

Dà le vertigini l’ultimo balzo che intendiamo compiere, ma la dotazione di Biblioteca ci costringe a questa contorsione da Ombra di Luna (su Ombra di Luna potrete aver delucidazioni dai vostri compagni di biennio che l’hanno vista al teatro-circo di Venezia), dalla Rivoluzione Francese arriviamo infatti direttamente al XX secolo. Qui sono sostanzialmente due le opere che la nostra Biblioteca ci mette a disposizione: la prima è quella di KARL KRAUS, Gli ultimi giorni dell’umanità (di cui possediamo ben due esemplari), sottotitolo "tragedia in cinque atti con preludio ed epilogo"; scritta per la maggior parte durante la prima guerra mondiale e continuamente rielaborata e ampliata sino alla data dell’edizione definitiva (1922) "gli ultimi giorni dell’umanità stanno al centro dell’opera di Kraus come il Minotauro nel Labirinto…". E’ un testo di teatro irrapresentabile che accoglie in sé tutti gli stili e i generi così come la prima guerra mondiale racchiudeva in sé tutte le più sottili e inedite varietà dell’orrore. "La guerra mondiale è entrata completamente negli Ultimi giorni dell’umanità, senza consolazioni e senza riguardi, senza abbellimenti, edulcoramenti e, soprattutto, senza assuefazione" (Elias Canetti), per dirla con Kraus, in questo grande affresco si può percepire come la guerra sia l’altare dove si attendono le sacre nozze tra Stupidità e Potenza.

La seconda opera ci sposta in un triste crescendo da un macello, quello della Grande Guerra, ad un altro drammatico momento del XX secolo, quello dell’Olocausto. Ci riferiamo all’opera di P. WEISS, L’Istruttoria, Oratorio in 11 canti (Die Ermittlung. Oratorium in 11 Gesängen). Anch’esso testo del tutto particolare, realizzato sui documenti prodotti tra il 20.12.1963 e il 20.08.1965 in Francoforte sul Meno, durante il processo contro un gruppo di SS e di funzionari del lager di Auschwitz. Il Giudice, Il Difensore, Il Procuratore, diciotto imputati e nove testimoni anonimi sono i personaggi di questo "Oratorio" nel quale non è passata parola che non sia stata pronunciata nell’aula del tribunale. Un importante contributo all’analisi e alla riflessione sull’Olocausto.

Qualcuno potrebbe dire che, con l’esclusione di queste ultime due opere, veri esempi di coralità, gli altri drammi così come sono stati citati favoriscono un’idea vecchia della storia, la cosiddetta storia degli avvenimenti o, per dirla col Manzoni, inducono a ritenere che "..Gl’illustri Campioni che in tal Arringo fanno messe di Palme e d’Allori, rapiscono solo che le sole spoglie più sfarzose e brillanti, imbalsamando co’ loro inchiostri le Imprese de Principi e Potentati, e qualificati Personaggi…."; pur convenendo che un tale rischio esiste e che sia possibile ricavare notizie storiche e sociali anche dalle goldoniane Trilogia della villeggiatura o dalle Ultime sere di carnovale o dalle Preziose ridicole di Molière, così come da tutte le opere teatrali in genere, ci è sembrato opportuno rimarcare la contiguità tra l’agire umano e la sua rappresentazione cosciente, la cui emblematicità non è propria del solo protagonista, Principe o Eroe o Arlecchino che sia, ma appartiene un po’ a tutti, anche a noi " gente meccaniche, e di piccol affare…".

Antonio MARCHIORI

  

BIBLIOGRAFIA:

(822)

W. SHAKESPEARE, Le Opere, Firenze, Sansoni, 1984

W. SHAKESPEARE, Coriolano, Torino, Einaudi, 1952

W. SHAKESPEARE, La storia di Re Enrico IV, parte I e II Milano, BUR, 1954.

W. SHAKESPEARE, Giulio Cesare, Milano, BUR, 1984

W. SHAKESPEARE, Henry IV, part I, Harmondsworth, Penguin, 1979.

(832)

B. BRECHT, Madre Courage e i suoi figli (Mutter Courage und Ihre Kinder), Torino, Einaudi

H.VON KLEIST, Opere, Vol. I, Milano, Guanda, 1980

H. VON KLEIST, Pantesilea, Milano, Guanda, 1979

KARL KRAUS, Gli ultimi giorni dell’umanità, Milano, Adelphi, 1990

P. WEISS, L’Istruttoria, Oratorio in 11 canti (Die Ermittlung. Oratorium in 11 Gesängen), Torino, Einaudi, 2000

Fr. SCHILLER, Teatro, Torino, Einaudi, 1994.

(842)

A. CAMUS, Caligula (suivi de Le Malentendu) (nouvelles versions), Paris, Gallimard, 1985

P. CORNEILLE, Théâtre choisi, Paris, ed. Garnier, 1962

(852)

V. ALFIERI, Tragedie, Milano, Garzanti, 1994; Saul – Filippo, Milano, Bur, 1984 (852)

Libretti d’opera Italiani dal Seicento al Novecento (a cura di G. Gronda e P. Fabbri), Milano, Mondadori (Meridiani), 1997.

A. MANZONI, Tragedie, Torino, Einaudi, 1982

A. MANZONI, Adelchi, Torino, Einaudi, 1979

I. SILONE L’avventura d’un povero cristiano, Milano, Mondadori, 1969

F. ZARDI , I Giacobini, Milano, Feltrinelli, 1961

(880)

ESCHILO, I Persiani, in Il Teatro greco: tutte le tragedie, Firenze, Sansoni, 1984.

 


 

 

IL GRAN TEATRO DEL MONDO

 Nulla vi ha, al paragone, che ci rappresenti ciò che siamo

e ciò che dobbiamo essere più al vivo della commedia e dei

comici. Del resto, dimmi: non hai mai visto tu rappresentare

qualche commedia in cui sono introdotti re, imperatori e

pontefici, cavalieri, dame e altri diversi personaggi ? Uno fa

il furfante un altro il raggiratore, questi il mercante, quegli il

soldato, un altro lo scimunito accorto e un altro l’innamorato

scimunito: finita la commedia, spogliatisi dei costumi, i recitanti

rimangono tutti uguali.

M. DE CERVANTES Don Chisciotte

 

 

 

Cervantes scrive agli inizi del ‘600 ed è proprio il Barocco che ha individuato nel teatro la metafora che meglio descrive l’esistenza umana, non genere letterario tra i tanti, ma rappresentazione che coglie, nel suo dato profondo ed essenziale, l’essere dell’uomo nel mondo come sterminata e complessa rappresentazione che attende, forse, il momento di passare ad una finalmente realizzata e definitiva autenticità.

Ma non soltanto il seicento ha affidato alla scena il compito di narrare ciò che nell’uomo vi è di essenziale e di non effimero.

Il rimando al teatro greco antico è, a questo punto, quasi scontato. I grandi tragici (Eschilo, Sofocle, Euripide) hanno dato parola a ciò che di più misterioso, informe e minaccioso alberga nel cuore dell’uomo: la colpa e l’innocenza, la legge e la libertà della coscienza escono, nell’azione rappresentata nell’ orchestra del teatro, dall’astrattezza della speculazione filosofica e acquistano carne ed ossa di personaggi che, come dirà Pirandello, sono più reali, perché meno mutevoli, delle persone reali. Non è senza motivo, ad esempio, che ancora Hegel, dovendo rappresentare il problema della libertà, ricorra ad Antigone e che ancora Freud rievochi Edipo per descrivere ciò che di inspiegabile avviene in ciò che chiama inconscio.

Ma la vita dell’uomo non è fatta solo di alternative tragiche, non c’è in noi solo Don Chisciotte o Antigone, più spesso forse guardiamo il mondo con gli occhi di Sancio Panza. Ecco allora la commedia (e anche qui non possiamo fare a meno di guardare al modello greco di Aristofane e Menandro e a quello latino di Plauto e Terenzio) a mostrarci gli aspetti più banali dell’esistenza e a ricordarci che, pur nella precarietà di ciò che al mondo esiste, le situazioni a volte conoscono una provvisoria soluzione.

Verso la fine del Medioevo il teatro si arricchisce di nuovi contenuti, la sacra rappresentazione porta sulla scena l’avvenimento da cui anche nasce la moderna civiltà europea.

L’Umanesimo e il Rinascimento riscoprono l’antico teatro greco, tragedia e commedia ricompaiono sulle scene europee fino a quando, nel seicento, l’uomo moderno affida al teatro l’alto compito di cui parla Don Chisciotte nella citazione iniziale.

Il settecento e l’ottocento fanno diventare il teatro fenomeno di un pubblico più largo, che vede anche la propria quotidianità acquistare una dignità letteraria fino ad allora forse mai conosciuta (Goldoni).

Il teatro del ‘900 coglie l’uomo solo ed indifeso, vittima di situazioni assurde dalle quali non ha scampo, in attesa di una salvezza che non si intravede o che tarda impietosamente a venire (Pirandello, Ionesco, Beckett).

E oggi ? Forse non abbiamo più un Eschilo o un Sofocle che elevino a tragica dignità ciò che il sistema massmediologico e la mentalità attuale hanno, speriamo non irrimediabilmente, banalizzato. Forse oggi le persone non si muovono più sull’ orchestra del teatro o sul palcoscenico di Don Chisciotte, si agitano e si consumano invece nel vuoto chiacchiericcio degli uomini del mercato di nietzschiana memoria.

La finzione sembra essere non più una chiave per capire il mondo, ma una condanna all’inautenticità (The Truman Show). E poichè, come diceva qualcuno, la situazione è tragica ma non è seria, non si simula più (honestamente) ciò che non si è, ma ormai si è ciò che si finge (Il grande fratello).

Chiudiamo questa breve nota riportando, ad epitafio, uno degli straordinari epigrammi dell’ Antologia di Spoon River di E. L. MASTERS, sull’importanza di una finzione che, come nel caso di Don Chisciotte, risulta essere forza capace di trasformare la realtà.

 

Io vorrei dire a questa generazione:

imparate a memoria qualche verso di verità o di bellezza.

Potrebbe servirvi nella vita.

Mio marito non ebbe niente a che fare

col fallimento della banca: era soltanto cassiere.

Il crac fu dovuto al presidente, Thomas Rhodes,

e al suo figliolo, leggero e senza scrupoli.

Eppure mio marito fu mandato in prigione

e io rimasi coi bimbi,

a doverli nutrire, e vestire e mandare alla scuola.

E lo feci, e li avviai

nel mondo ben puliti e robusti,

e tutto per la saggezza del poeta Pope:

"Recita bene la tua parte, in questo consiste l’onore".

  

 

Germano Basaldella

 


 

 

 

Di nuovo primavera a Praga

con il viaggio d'istruzione

Prof. Rodolfo Tonon

 

 

 

 

L’anno scorso molti allievi del nostro Istituto, nel mese di marzo, si sono recati a Praga. Lì hanno trovato migliaia di altri studenti italiani. Quest’anno il rituale sembra ripetersi, anche se in misura minore.

Cosa sanno i nostri allievi di quella città?

Quanti conoscono quello scrittore praghese talmente impudente e temerario da iniziare il racconto "La metamorfosi" (1916) con queste parole: "Nel destarsi, un mattino, da sonni inquieti, Gregorio Samsa si trovò nel suo letto, trasformato in un enorme insetto."

Anche l’inizio del romanzo "Il processo" (1915) è da ricordare:

"Qualcuno doveva aver calunniato Josef K. perché senza che avesse fatto alcunchè di male una mattina venne arrestato".

In quello stesso romanzo alla penultima pagina troviamo scritto:

"Tutti e tre in perfetto accordo passarono sopra un ponte al chiaro di luna, ora i due signori cedevano volentieri ad ogni piccolo movimento di K. E quando egli si volse verso il parapetto anch’essi si girarono al suo fianco. Alla luce della luna l’acqua luccicante e tremula si spartiva intorno ad un’isoletta sulla quale si addensava quasi pigiato un folto di fronde di alberi e di cespugli. Sotto di essi passavano, invisibili in quel momento, viottole inghiaiate con comode panchine sulle quali K. in varie estati si era disteso e coricato."

Quegli allievi hanno calpestato quel ponte più volte, l’hanno visto splendidamente illuminato nella magica notte praghese, hanno scattato decine di fotografie ai loro compagni accanto alle statue barocche che lo abbelliscono, hanno passeggiato in quell’isoletta di Kampa sotto di esso, si sono seduti anche loro in quelle panchine. Ma nulla sospettavano.

Non potevano sapere che quel Josef K. dell’inizio, attraversando il ponte di Carlo, in quelle ultime pagine andava a morire senza ancora conoscere la propria colpa.

Quegli allievi hanno visitato "Il Castello" (1922) così inaccessibile al nostro Kafka (è lui quel temerario!) a causa della burocrazia, quasi quanto le nostre segreterie. Forse questa lunga lettura potrebbe renderli più pazienti e comprensivi verso la macchina sempre più complessa della nostra scuola.

 

E’ possibile andare a Praga senza aver letto Kafka?

Sì, ma ci si priva della possibilità di gustare l’atmosfera della Praga misteriosa e magica (A.M. Ripellino "Praga magica"- nella nostra biblioteca).

Atmosfera magica e misteriosa chi ritroviamo soprattutto nella figura del Golem.

L’anno scorso ho visto centinaia di studenti in coda sotto la pioggia in attesa di visitare il cimitero ebraico. Sostavano di fronte alle bancarelle che esponevano questo pupazzetto (o mostro) tutto grigio. Chi è?

Il Golem, appunto, un fantoccio di argilla difensore del ghetto, protagonista di bislacche avventure, impastato dal rabbino Löw, personaggio di primo piano nella Praga del Cinquecento.

Negli anni ’60 i Cineforum e i Cineclub proiettavano il film di Wegener del 1920 (espressionismo tedesco), oggi il libro "Il Golem" (1915) di Meyrink possiamo trovarlo nelle biblioteche di Chirignago, Marghera, Terraglio.

 

 

Perchè non approfittare del viaggio a Praga per far la conoscenza oggi, in piena epoca Twin Towers, de "Il buon soldato Svejk" (Hašek – 1920)? Qualche bicchiere di birra bevuto da U’Fleku può avere un sapore speciale se riusciremo ad avvertire vicino a noi l’odorosa presenza di questo simpatico pacifista ubriacone e scansafatiche della I° Guerra Mondiale. Anche lui un mattino ha percorso, ma in senso contrario, il ponte Carlo, da Hradcany verso la Città Vecchia, in mezzo a due zoppicanti soldati con le baionette innestate.

Il libro lo troviamo in tutte le biblioteche di Mestre e dintorni.

Se vogliamo leggere qualcosa di più recente, Kundera può introdurci negli avvenimenti della primavera di Praga del ’68, considerando che ormai pochi segni rimangono di quei fatti, perfino nella Piazza S. Venceslao, che vide il sacrificio di Jan Palach.

Nella nostra biblioteca troviamo L’insostenibile leggerezza dell’essere (1982) e Il walzer degli addii (1970)

Oltre ai libri citati, nella nostra biblioteca si possono consultare:

Meridiani n. 29 dedicato a Praga

Guida Mondadori su Praga

Dumont Kunst Reiseführer - Prag

Viaggi d’Autore TCI su Praga

M. Freschi – Praga Viaggio letterario nella città di Kafka

A.M. Ripellino – Praga magica

Art Dossier n. 106 dedicato a Mucha

Altre opere di Kafka

Opere di critica letteraria su Kafka

Opere di Werfel, Rilke e Hrabal

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mucha (1860-1939), pittore dell’Art Nouveau, disegnò gioielli per la grande attrice Sarah Bernhardt.

 


 

 

ITT A. GRITTI - BIBLIOTECA

DATI RELATIVI AI PRESTITI ANNO SCOL. 2000/1

 

narrativa, poesia, teatro

altro

personale docente e non doc.

107

110

1A

10

/

2A

26

16

3A

12

18

4A

31

61

5A

14

37

1B

/

/

2B

3

/

3B

/

19

4B

2

10

5B

6

7

1C

64

7

2C

33

1

3C

21

/

4C

21

2

5C

/

22

1D

10

1

2D

23

2

3D

38

13

4D

11

32

1E

/

/

2E

2

/

3E

5

1

4E

43

23

5E

14

31

1F

/

/

2F

/

/

3F

/

54

4F

18

/

5F

17

32

1G

1

/

2G

1

/

3G

9

1

5G

5

40

1H

43

8

2H

31

18

3H

34

18

4H

18

54

1I

23

/

2I

/

/

2L

6

/

DATI RELATIVI A BIENNIO E TRIENNIO

 

narrativa, poesia, teatro

altro

biennio

276

53

triennio

319

475

DATI RELATIVI ALLE CLASSI

 

narrativa, poesia, teatro

altro

classi prime

151

16

classi seconde

125

37

classi terze

119

124

classi quarte

144

182

classi quinte

56

169