DEGLI USI IMPROBABILI DELLA SALA LETTURA

DELLA BIBLIOTECA D’ISTITUTO

 

 

"Ruysch fuori dello studio, guardando per gli spiragli dell’uscio.

Diamine! Chi ha insegnato la musica a questi morti, che cantano di mezzanotte come galli? In verità io sudo freddo, e per poco non sono più morto di loro. Non so che mi fare. Se gli lascio qui chiusi, che so che non rompano l’uscio, o non escano pel buco della chiave…?…Via, facciamoci coraggio, e proviamo un poco di far paura a loro…".

(da G.LEOPARDI, Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie, in Operette Morali – Biblioteca "Gritti", sez.Letteratura Italiana, CD 853\LEO).

Piace osservare, con crescente perplessità a dire il vero, come la Sala Lettura della Biblioteca del nostro Istituto stia un po’ diventando una succursale del baricentrico "Ombelico del mondo".

In questo luogo vengono ad incontrarsi e a scontrarsi, ormai, gli umori più diversi e gli intenti più progressivi del "Gritti", creando un laboratorio, una fucina meglio (visti i suoni che l’accompagnano) di aggregazione delle conoscenze e di prassi razionale che non conosce eguali, neppure nell’augusta e mai troppo presto riaperta Biblioteca Ambrosiana di Milano.

Ci si sta, però, rendendo conto che le più rosee speranze di rendere palpitante di vita e di creatività un simile luogo stanno superando di gran lunga, forse troppo, le nostre sempre modeste aspettative.

C’è da organizzare, infatti, la festa d’Istituto per Natale? Se il comitato si riunisce in Sala Lettura, le idee che ne sortiranno saranno certamente di vaglia, originali e di sicuro effetto, e i festeggiamenti rimarranno imperituri nella memoria di chi avrà avuto il privilegio di viverli.

C’è da determinare le sorti dell’Istituto con prontezza e maestria? Se il consiglio si riunisce in Sala Lettura, le decisioni deliberate saranno sicuramente le più razionali e opportune; in quale altro luogo esse potrebbero prender vita se non in quello naturalmente deputato alla trasformazione della conoscenza in saggezza e oculatezza, virtù necessarie a dar corso a qualsiasi Buon Governo?

C’è da issare un albero della libertà (e magari accanto anche un rogo, piccolo piccolo, ma rogo)? Se l’assemblea si riunisce in Sala Lettura, allora sì che si potranno elaborare le mogliori strategie carbonaro-rivoluzionarie (o vagamente inquisitorie, via, fa lo stesso!) piluccando ora dal "Della Tirannide", ora dal "Malleus Maleficarum"(=il Martello delle Streghe), così a portata di mano e così rassicuranti nel loro intonso loculo dell’adiacente Deposito Libri.

C’è, infine, da soddisfare una fame atavica e, per questo, tremendamente importuna e non eludibile? Quale "area picnic" meglio attrezzata della Sala Lettura? Arredo nuovo, ronzio da computer come di coleotteri multicolori, odori di rilegature ancor pregne di quegli aromi boschivi da cui derivano, frusciare di pagine come di fronde ombrose.

Comitati, Consigli, Assemblee di Classe o trasversali, ore di formazione integrative sempre sull’orlo di un orrore del vuoto che il solo cibo può lenire…Ci sentiamo un po’ mancare il respiro!

Forse ci piacerebbe, è triste e regressivo dirlo, lo ammettiamo, che la Sala Lettura del nostro Istituto ridiventasse una modesta Sala di Lettura.

Ammettiamo anche di fornire un’interpretazione funzionale un po’ banalizzante, sicuramente minimalista ma, tant’è, non siamo ancora preparati a gestire un simile catalizzatore di energie.

E tuttavia (qui non abbiamo tema di smentita), siamo sicuri che il silenzio possa ancora parlare, che sia possibile comunicare in punta di piedi, con levità; siamo convinti che sia ancora necessaria una Sala Lettura in cui cercare concentrazione, uno spazio tutto individuale dove cercare spiccioli di risposta, qualche soddisfazione alle fatiche profuse nei tortuosi percorsi della conoscenza…

Piacerebbe, a noi passatisti, che nella Sala Lettura del nostro Istituto si potesse entrare secondo questo crescendo "sull’uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente entro nelle antique corti delli antiqui huomini; dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio e ch'io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e domandarli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro humanità mi rispondono..." (N.MACHIAVELLI, Niccolò Machiavelli a Francesco Vettori in Roma (10 dicembre 1513), in Lettere Familiari).

…Come si vede, chi ha mai detto che in Sala Lettura non si può parlare o mangiare!

Detto sottovoce da Antonio MARCHIORI

SOMMARIO


Istituto Tecnico Turistico Statale "Andrea Gritti" - Venezia Mestre