MEMORIA DEI CAMPI
La mostra Memoria dei campi è suddivisa in tre parti, ciscuna delle quali affronta un periodo e una pratica fotografica distinti. 1. Il periodo dei campi, 1933-1945 La sezione iniziale documenta il periodo che va dall'apertura dei primi campi nel 1933 fino alla loro liberazione nel 1945. Essa evidenzia la diversità dell'universo concentrazionario: tra i campi di concentramento e di sterminio, tra la situazione dei campi prima e durante la guerra, o persino tra le diverse categorie di popolazioni internate: Ebrei, Zingari, oppositori del regime, membri della resistenza, progionieri di diritto comune, asociali, omosessuali, testimoni di Geova, ecc. Essa ci fa capire come la fotografia, attraverso i suoi diversi utilizzi (segnaletico, antropometrico, documentario, medico o propagandistico) sia diventata un vero e proprio strumento amministrativo al servizio del sistema concentrazionario nazista. Costituita da immagini poco o male conosciute, questa prima parte permette anche di ricordare che esistono alcuni rari casi di fotografie scattate clandestinamente dai deportati, rischiando la propria vita. 2. L'ora della liberazione, 1945 La seconda parte riguarda un lasso di tempo molto breve che va dalla fine del 1944 all'estate del 1945 e presenta le fotografie realizzate durante le liberazione dei campi dai soldati degli eserciti (francese, inglese, americano e sovietico), dalla stampa (Lee Miller, Margaret Bourke-White, George Rodger, Eric Schwab, Germaine Krull, ecc.) e da alcuni fotoamatori. Analizza i diversi modi di rapportarsi all'orrore e tenta di comprendere i motivi per cui queste immagini segnarono un momento di profonda rottura nella storia della rappresentazione. 3. Il tempo della memoria, 1945,2000 La terza parte copre il periodo che va dalla fine della
guerra fino ai giorni nostri. Presenta i lavori di fotografi contemporanei sulla memoria
della deportazione. Alcuni ritornano sui luoghi dell'orrore (Michel Semeniako), Krzystof
Pruszlowsky), altri fotografano i sopravvissuti (Jeffrey A. Wolin, Gilles Cohen) o gli
oggetti conservati nei memoriali (Naomi Tereza Salmon), altri ancora utilizzano le
immagini d'archivio tramandate dalla Storia (Christoph Dahlhausen, Rudolf Herz, Bernard
Lanteri). Questa parte è anche l'occasione per mostrare, per la prima volta, il lavoro
realizzato da Michael Kenna, a partire dal 1988, sui campi nazisti, con una scelta di 35
immagini tratte dalle 300 che egli ha donato allo Stato francese. Se questa parte pone la
questione dell'estetica - il filosofo Theodor Adorno si domandava se fosse possibile
scrivere poesie dopo Aushwitz-, essa prosegue comunque l'analisi intrapresa nelle prime
due sezioni, interrogandosi sul valore documentario delle fotografie contemporanee.
Giacchè se è vero però che queste immagini non documentano più gli eventi stessi, è
altrettanto vero che esse, in compenso, documentano il rapporto che noi abbiamo oggi con
il passato. Testo originale di presentazione
della Mostra |
FOTOGRAFIE
DEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO E DI STERMINIO NAZISTI 1933 -2000 VIAGGIO DI ISTITUTO A REGGIO EMILIA
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