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VIAGGIO DI ISTITUTO
4-8 NOVEMBRE 2003

AUSCHWITZ: IO CI SONO STATA....

“Il pensiero che per ogni paio di scarpe esisteva una persona mi ha fatto venire i brividi. La stessa sensazione l’ho provata quando ho visto i vestitini dei bambini, non hanno nemmeno fatto in tempo a conoscere l’amore che già furono uccisi” (Patrizia classe3°). 

“Ho capito l’importanza fondamentale della giornata della memoria; è assolutamente necessario che tutto ciò venga ricordato, perché altrimenti non è del tutto scontato che non possa riaccadere”. (Desirè 4°) 

“Da quel campo siamo usciti cresciuti e più consapevoli del nostro compito. Non dobbiamo dimenticare!” (Chiara classe 4°)

“Utilizzare la macchina fotografica per documentare l’orrore sembra un’assurdità, un sacrilegio” (Erica classe4°) 

“Queste pietre sono cariche di grida, paura ed angoscia nella memoria  delle torture” (Sara classe 4°) 

“Nessuno vuole che questo si ripeta, a questo serve la nostra testimonianza. E’ come una catena, un passaparola” (Elisa classe 4°) 

“In questo luogo ho percepito una sensazione di pesantezza, non fisica, ma come se l’angoscia e la sofferenza  di tutte le persone innocenti che sono state sterminate e hanno sofferto fossero ancora là” (Lucia classe 4°) 

“Tra le foto ce n’erano alcune di bambini accusati di essere dei nemici politici. Ma come può un bambino di 13 anni essere un nemico politico?” (Desirè classe 4°)

 “Sapere che da lì l’unica via d’uscita erano i camini dei forni crematori, ti provoca un senso di smarrimento incredibile, vuoi scappare, correre via e cercare di dimenticare tutto. E invece rimani lì, agghiacciato” (Chiara classe4°)

“Passando tra le baracche mi si gelava il cuore pensando di dover provare, anche solo per un attimo , la millesima parte di quello che hanno subito quelle persone” (Fabiana, classe5°)

 “Abbiamo ricominciato la vita di tutti i giorni, ridimensionando i nostri problemi quotidiani e impegnandoci a non dimenticare” (Giorgia classe 5°)

 “..Ed è stato in questo luogo cupo che ho capito che da quel momento io avrei assunto un ruolo fondamentale, cioè quello di testimoniare!” (Marta classe 5°)    

 “Quando si vede con i propri occhi l’orrore, l’inferno, ogni barriera cade. Tutte le tue certezze svaniscono” (Chiara classe 5°) 

“Il primo passo noi, ragazzi di oggi, lo facciamo proprio a scuola; perché non c’è guerra peggiore di quella che l’ignoranza e l’indifferenza combattono con ogni uomo, per fargli dimenticare, per fargli credere a un passato “bello” e privo di orrori, e non c’è vittoria maggiore su questi nemici di quella che otteniamo ogni volta che ricordiamo” (Chiara classe 5°). 

“Pur essendo la memoria storica ancora viva, esistono ancora persone che hanno dato prova di non averne tratto alcun insegnamento: sono sconsolata e provo un senso di profonda impotenza assistendo a delitti di questo genere dove viene rimessa in discussione la dignità umana” (Chiara classe 3°)

“Una volta usciti dal campo ti senti diverso e più sensibile verso chi soffre in generale; la domanda che ti poni è: Ma perché è successo tutto questo?” (Chiara T. , classe 3°).

 “É doveroso che si tragga un insegnamento da tutto questo, dimenticare non giova: solo attraverso la commemorazione, infatti, si può evitare il ripetersi degli errori. É giusto che la scuola ci insegni il concetto di uguaglianza e di rispetto degli altri, perché l’essenza dell’uomo conta più di tutto”. (Chiara L. classe 3°) 

“Faccio fatica ad esprimermi  in un foglio di carta perché io sola so cosa ho provato in quel determinato momento ed è una cosa personale, per capire e rendersi conto non bisogna ascoltare, l’unica maniera è vedere” (Irene classe 3°) 

IO CI SONO STATA”.  “Ho visto i campi di concentramento, ho visto quei luoghi di morte, ho percepito nel profondo del mio cuore la sofferenza di tutti quegli uomini, donne e bambini che sono stati sterminati, e ho pianto per loro” (Irene classe 2°)

 “E’ stato terribile visitare quei luoghi perché ancora oggi, ogni volta che ripenso a questo viaggio, mi tornano in mente, come flashback, le immagini dei capelli,(molte tonnellate) delle valigie, delle scarpe dei vestiti dei bambini più piccoli, che appena arrivati venivano subito uccisi. Immagini che non potrò dimenticare tanto presto, anzi, credo che non le dimenticherò MAI…”(Eugenia classe2°)

 “Perché??” questa è la prima domanda che mi sono posta quando, nei campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau, ho potuto rivivere tutto l’orrore della sofferenza e della morte che 60 anni fa milioni di persone hanno passato. Perché?  Non c’è risposta a questo interrogativo…o forse ce ne sono mille, ma nessuna potrebbe spiegare nemmeno una di quelle morti… Tutto ciò è stato ingiusto e orrendo” (Irene classe2°)

 “…molte volte i libri e documenti non bastano, occorre osservare dal vivo,e poi raccontare ai  figli ed ancora ai nipoti queste atrocità assurde per evitare che si possano ripetere ancora” (Diego classe seconda)

 “ Se  non si vede e non si tocca  con mano questa terribile realtà della nostra storia non si riesce a credere come l’uomo possa essere stato capace di azioni così crudeli” (Giulia ed Elena classe 2°)

 a cura di Grazia Caberlotto - Jolanda Di Francesco - Licia Fiandesio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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