gazzetta.jpg (25209 byte) LE LEGGI RAZZIALI E L' ITALIA FASCISTA,
un commento della comunità ebraica veneziana

A partire dal 1938 anche in Italia si susseguono iniziative propagandistiche tendenti a diffondere l'ideologia razzista in strati sempre più ampi della popolazione.

Il 14 luglio del '38, su "Il Giornale d'Italia", compare un manifesto di scienziati fascisti: la Dichiarazione della Razza, che dichiara la differenziazione e la diversità tra razze inferiori e razze superiori. Il popolo italiano, con la sua civiltà, a testimonianza della sua purezza apparterrebbe alla radice ariana. Gli ebrei ne sono espressamente esclusi.  

Per proclamarsi razzisti però, ciò non basta, bisogna impedire che i caratteri fisici e psicologici della razza "pura" possano essere alterati, ad esempio attraverso i matrimoni misti. 

La propaganda razzista avrà il beneplacito del regime, come nel caso della rivista "Difesa della Razza". Sempre nello stesso anno il governo provvederà ad integrare le leggi razziali già emanate con tutta una serie di disposizioni restrittive nei confronti degli ebrei; sono di questi mesi, dal settembre al novembre 1938, ad esempio l' esclusione di insegnanti e allievi ebrei dalla scuola di ogni ordine e grado, la proibizione dei matrimoni tra ariani ed altre razze, la limitazione al diritto di proprietà immobiliare ed alle attività commerciali, l' esclusione dalla pubblica amministrazione e dal servizio militare.  

L' inferiorità spirituale degli ebrei, la loro estraneità alla nazione italica e addirittura l' esistenza di un "complotto giudaico internazionale", saranno da questo momento in poi i punti fermi della campagna antisemita condotta dal governo fascista. 

Tutto ciò avviene smentendo alcune precedenti dichiarazioni, fra cui quella del febbraio '38 nella quale si affermava di non voler inaugurare una "politica antisemita". 

Il fascismo non è certamente alieno da una componente razzista e aggressiva, già manifestatasi nelle campagne delle guerre di conquista in Africa, che emerge in documenti ufficiali fin dal 1921.

Le leggi razziali sono parte essenziale dell'ideologia fascista, manifestano l'esigenza di rappresentare l'Italia come nazione "forte" nei confronti dell' alleato e, nello stesso tempo, di confermare, nel popolo italiano, una sicurezza e una superiorità necessarie per i progetti del regime.  

Come hanno risposto gli italiani a queste sollecitazioni?

Certamente la risposta non è stata univoca, come emerge ormai chiaramente dalle ricerche storiche più recenti.  

Ciò risulta particolarmente evidente dalla storia degli anni dell' occupazione nazista.

Si può tentare di rispondere alla domanda proposta, sulla base di testimonianze e di documenti locali veneziani che offriamo in lettura, in quanto si tratta di materiale di non facile reperibilità.  

Possiamo rilevare, da un lato la disinteressata disponibilità di molte persone ad aiutare e proteggere gli ebrei della città, che le autorità fasciste avevano lasciato nelle mani dei tedeschi, dall' altro la documentata colpevole collaborazione di alcuni nella denuncia, ai nazifascisti, di famiglie ebraiche nascoste, tra l 'indifferenza di molti.

 ( Da Gli Ebrei a Venezia 1938 – 1945, Una comunità tra persecuzione e rinascita)

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