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tornati sconvolti. Prima, dentro il pullman eravamo ancora ragazzi, spensierati come tutti
i ragazzi, ridevamo, scherzavamo, ma quando siamo entrati, siamo rimasti impietriti. Come
se il tempo si fosse fermato. E' stata una emozione fortissima». Così Chiara Cometto,
una delle studentesse del Gritti che dal 4 all'8 di novembre è andata ad Auschwitz. Viaggio della
memoria invece della solita gita scolastica fra pizzerie e discoteche. Ed è un viaggio che vale, hanno raccontato ieri mattina in municipio
i ragazzi del Gritti, assieme ad insegnanti e preside, presidente dell'Anpi e prosindaco
di Mestre.
Perché, lo dicono loro per primi, hanno
visto in faccia l'inferno . Ci sono entrati.
Ha spiegato Sara Battaggia: Auschwitz è
la fabbrica della morte. E non ci si rende conto finchè non si vede. I libri sì, i
racconti, anche, ma bisogna vedere le tonnellate di capelli, le migliaia di scarpe per
capire come si possa spogliare un uomo della sua identità, privarlo di tutto, ridurlo a
niente.
L'uomo non era più uomo ad Auschwitz,
non lo erano i prigionieri ha detto Chiara Cometto e non lo erano i carcerieri.
Auschwitz è la negazione dell'umanità .
E per far sì che queste tragedie non si
ripetano c'è solo la memoria, il ricordo, il passaggio di testimone tra le generazioni
che hanno vissuto in prima persona la tragedia della guerra e dello sterminio nazista e
fascista e quelle nuove, questi diciottenni che chiamano il nostro nonno Spartaco
Marangoni, il presidente dell'Anpi, che li ringrazia perché vede che con loro non è più
in pericolo la memoria.
Chi va ad Auschwitz almeno una volta
nella vita sarà testimone per sempre, è questo il senso di questi viaggi delle scuole
mestrine nei campi di sterminio della Polonia.
Lo ha ribadito anche il prosindaco di
Mestre Gianfranco Bettin che non solo ha organizzato con la scuola, la Provincia e l'Anpi
questo viaggio , ma è andato con i ragazzi ad
Auschwitz.
E per quanto Bettin sia d'accordo con gli
studenti che non ci sono parole che possano esprimere l'enormità dell'orrore, non ci
resta che la parola, ricordare, raccontare, parlare.
E' così che è stato deciso di
trasformare in un libro, un diario di viaggio e di
riflessione secondo Gianfranco Bettin, questo percorso degli studenti del Gritti, che
dovrebbe segnare la strada anche per altri istituti, perché non so immaginare un viaggio più educativo di questo hanno detto Bettin e il
preside del Gritti, Orio Marzano. «Vivere la storia di persona è diverso ha detto
Francesca Frigo Speriamo serva alle nostre generazioni perché non ripetano simili orrori. |
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