La musica popolare ebraica: Sefardita e  Klezmer

 

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a cura di Stefano Gavagnin

 

 

Cenni preliminari

Dal momento della diaspora, vale a dire la dispersione seguita alla distruzione di Gerusalemme ad opera dei Romani nel 70 d.C., fino al 1948, quando fu fondato lo stato di Israele, non è esistita una nazione del popolo ebraico, ma una moltitudine di comunità, disperse in almeno quattro continenti, a volte molto distanti tra loro e spesso immerse in un ambiente ostile. Di conseguenza non esiste neppure uno stile nazionale unitario per la musica di quel popolo.

Si possono evidenziare due conseguenze di ciò:

·        gli ebrei hanno sempre assorbito ampiamente le tradizioni musicali dei paesi ‘ospiti’, come è accaduto in Spagna, dove nel tardo medioevo gli ebrei elaborarono il genere del romance ebreo-ispanico (cfr. sotto) oppure in Germania con le melodie popolari del luogo;

·          si riscontra una tradizione più autonoma laddove gli ebrei hanno conosciuto le maggiori privazioni materiali e di diritti umani, dove sono stati costretti all’isolamento nei ghetti. Viceversa nei periodi di maggiore emancipazione, le comunità ebraiche hanno manifestato una forte tendenza all’integrazione con l’ambiente circostante. Per questo qualche studioso ha affermato che la maggior parte della musica folk ebraica è una “musica del ghetto”, ed è proprio tra le mura dei ghetti che essa ha acquisito quella grande forza emotiva che ne costituisce il fascino più grande.

Contesto geografico

 

La diaspora ha significato la dispersione del popolo ebraico in diversi continenti. Le comunità ebraiche sono riconducibili comunque a tre principali gruppi:

·          comunità ebraiche orientali: Yemen, Iraq, Iran, Kurdistan, India, Etiopia;

·          comunità sefardite: Spagna, Marocco, Tunisia, Egitto, Turchia, Grecia, Balcani, Italia. In tempi più recenti anche altri paesi europei occidentali e USA ;

·          comunità ashkenazite: Germania ed Europa orientale (Polonia, Ungheria, Russia, Ucraina, ecc.).

La musica sefardita

In Spagna (Sepharad in ebraico) esistono comunità ebraiche da epoche remote. Durante il medioevo gli ebrei iberici convissero con cristiani e arabi musulmani, e si sa che musicisti ebrei collaborarono alla realizzazione di importanti progetti musicali, come le Cantigas de Santa María del re Alfonso X di Castiglia (1252-1284). Dal 1492 gli ebrei furono però brutalmente espulsi dalla penisola iberica e si trasferirono in altri paesi europei e, soprattutto, nel Nordafrica e nel Mediterraneo orientale. La loro musica è fatta di una base di origine ispanica (il genere narrativo del romance, per es., che sopravvive ancora nelle comunità del Mediterraneo orientale) e di elementi diversi, arabo-andalusi, turchi, balcanici, ecc.. Caratteristica unificante è l’aver mantenuto l’uso del judezmo, vale a dire una varietà dello spagnolo come propria lingua. Importante il ruolo ricoperto dal canto femminile, accompagnato dal tamburello. Gli strumenti musicali sono quelli delle tradizioni locali, araba, ecc..

La musica yiddish o klezmer

Viene detta Yiddish la varietà di tedesco parlato dagli ebrei dell’Europa centro-orientale. Esistono infatti una cultura ebraico-tedesca ed una più ‘orientale’. In questa ultima soprattutto è nata una musica che contiene elementi del folclore tedesco e poi polacco, ungherese, rumeno, ecc., ai quali si uniscono antiche formule di canto e preghiera ebraiche, una base tonale che mescola modi antichi ebraici, modi medievali europei, modi arabi, acquistando un sapore del tutto particolare.  E’ detta klezmer (lett. ‘suonatore ambulante’) dal nome dato ai musicisti popolari, una musica per piccole bande, dedicata soprattutto alle danze e alle feste, ma anche con momenti più rituali (matrimoni, ecc), che ispirò la produzione di operette musicali – teatrali e che ebbe il suo momento d’oro nel periodo che precedette la seconda guerra mondiale.

Molti musicisti furono vittime della Shoa e molti altri si trasferirono altrove, ad es. negli USA, dove influenzarono considerevolmente i generi musicali popolari, nell’epoca di auge del musical. D’altro canto già in precedenza musicisti ebrei avevano lavorato negli USA, fra tutti G.I. Gershwin. La strumentazione classica dei klezmorim è dunque quella della piccola banda: piano, ottoni, legni, il violino, qualche percussione o batteria. I ritmi vanno dai tradizionali valzer, polche e marce, ad altri più peculiari, come freilachs e niggunim.

Ascolto

 

 

Esiste una ampia discografia reperibile per quanto concerne la musica yiddish o Klezmer. Propongo alcuni interpreti di rilievo: The Klezmatics (gruppo statunitense, con forti coloriture jazzistiche); The Klezmorim (altro gruppo USA); il clarinettista argentino-israeliano Giora Feidman, oppure il pianista e compositore polacco Leopold Kozlowski, uno degli ultimi ‘veri’ klezmer dell’Europa orientale. In Italia, accanto ad alcuni musicisti, spicca il lavoro dell’attore e cantante Moni Ovadia, di cui sono reperibili CD, videocassette e libri.  Da alcuni anni operano in Italia numerosi gruppi locali. Tra questi si segnala Klezroym, prevalentemente dedito al klezmer, ma con incursioni nell’area sefardita e con proposte originali.

Seppure meno rappresentata, è reperibile anche musica della tradizione sefardita, spesso inclusa nei repertori di musica antica non solo ebraica (ad es. dell’ensemble Hesperion XX diretto da Jordi Savall). Pregevole il CD Sepharad dell’Ensemble Sarband. Incursioni nell’ambito sefardita anche da parte di Moni Ovadia, Klezroym, e altri.

Esistono infine i tre volumetti dei Canti della diaspora pubblicati da Giuntina, corredati di musicassette in cui la compilatrice e pregevole interprete Liliana Treves Alcalay ha raccolto e inciso per voce e chitarra numerose canzoni sia dell’una sia dell’altra tradizione.

Da segnalare tra i molti dedicati a temi musicali ebraici, il sito “Zemerl” (http://www.princeton.edu/zemerl) che offre un ricchissimo data base di canzoni ebraiche (testi, traduzioni, clips musicali, ecc.).

Bibliografia utilizzata

Shlomo Hofman, voce Jewish music, in The New Grove Dictionary of Music and Musicians (S.Sadie ed.) London, Macmillan 1980.